Una delle prime deliberazioni del Consiglio comunale a maggioranza Lbc, la numero 13 del 2016, era servita a Coletta e compagni per approvare le Linee programmatiche di mandato, nelle quali compaiono anche i primi riferimenti ad un eventuale sistema di pianificazione strategica e di programmazione operativa. Ora, che fine abbiano fatto l'una e l'altra, cioè la pianificazione strategica e la programmazione operativa, è sotto gli occhi di tutti i vedenti del capoluogo. E così, quattro anni dopo, cioè adesso, la Giunta comunale ha pensato di riesumare quel documento rimasto inutilizzato per farne il motore, insieme alle linee guida messe su nientepopodimeno che dalla Direzione generale della signora Rosa Iovinella, del Piano strategico della città. Ma attenzione, questo non significa che la Giunta municipale abbia deciso di mettersi finalmente a lavorare dopo aver studiato e assimilato i contenuti dei piani e dei documenti programmatici finora prodotti, perché la deliberazione n.163 del 3 settembre scorso, giovedì, si limita ad approvare lo schema di convenzione tra il Comune di Latina e la libera Università Luiss- Guido Carli, che dovrà svolgere attività di ricerca socio economica per la pianificazione strategica della città di Latina.
Se da un lato possiamo dire «finalmente», perché ci si rivolge ad un interlocutore di provata esperienza e competenza come la Luiss, dall'altro non si può eludere la domanda sulla necessità di commissionare un ulteriore piano strategico per progettare lo sviluppo della città. E soprattutto, perché soltanto ora?

Non è mai troppo tardi neppure per accorgersi di essere inadeguati per la missione intrapresa, questo è vero, ma l'idea di abbozzare un programma di sviluppo della città doveva essere contestuale alla «presa del palazzo» avvenuta nell'estate 2016, e nel frattempo, l'amministrazione in carica, avrebbe dovuto badare alla gestione e all'ordinaria manutenzione.
E leggendo e rileggendo la deliberazione 163 si stenta anche a comprendere quale sia l'oggetto vero della commissione affidata all'Università Guido Carli.

A parte l'intenzione di «disegnare le tappe di sviluppo della città di Latina e del suo territorio dal 2020 al 2032», il resto è una festa di slogan. «Aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni e i progetti per realizzarlo», oppure «costruire in modo condiviso il futuro della città», e ancora «favorendo e facilitando la creazione di pratiche partecipative strutturate», fino a dire che «l'attività di pianificazione strategica si fonda sulla partecipazione allargata a tutte le istanze locali, pubbliche, private e ai singoli cittadini». Cosa significa, che il dipartimento universitario incaricato del progetto incontrerà tutta questa gente per capire cosa vogliamo davvero?

E' di qualche giorno fa l'articolo che riportava il disagio di alcuni imprenditori commerciali del capoluogo che si sentono orfani, perché impossibilitati ad avere un dialogo costante e costruttivo con la pubblica amministrazione. Adesso possono invece leggere su una delibera che uno degli obiettivi primari del Comune è quello del «coordinamento fra attori pubblici e privati», che serve un nuovo modello di «governance condivisa» e che va riconosciuta «l'interdipendenza fra le parti della città».
C'era davvero bisogno di scomodare qualcuno di fuori per farsi dire qual è il modello di amministrazione che va di moda di questi tempi? A saperlo per tempo, i cittadini di Latina avrebbero fatto meglio a votare per la Luiss invece che per Lbc e Coletta. Ma la regola vale anche per loro: non è mai troppo tardi.