«Ora viviamo sul filo del rasoio, per noi la mezzanotte è la sopravvivenza, con le nuove restrizioni ci hanno tagliato metà del lavoro». I gestori dei pub del capoluogo sono sul piede di guerra, si sentono vittime di un'ordinanza che li colpisce più di ogni altra categoria. «Ci chiediamo quali siano le finalità di questo nuovo decreto - ha commentato Andrea Vitale, uno dei soci del Neghelli 11, locale tra i più in voga tra i giovani - Non abbiamo capito in che modo venga associata la volontà di limitare i contagi con la chiusura anticipata delle attività. I locali sono ampiamente controllati, esistono presidi anti-covid, detergenti, mascherine, viene fatto rispettare il distanziamento. E allora come si può immaginare di fermare il virus imponendo la chiusura dei pub a mezzanotte, invogliando di conseguenza i giovani a riversarsi in aree senza controllo? Davvero qualcuno pensa che dopo la mezzanotte tutti vadano a dormire nelle rispettive abitazioni? Non sarà così: i giovani si raduneranno nella piazze e in altri luoghi, ripristinando le condizioni favorevoli ai contagi. Questo provvedimento danneggia ulteriormente tutte quelle attività già pesantemente colpite dal lockdown, che hanno ferite ancora aperte».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Massimo Ceccarini, presidente dell'associazione "L'Isola che non c'è" che raccoglie tutti i gestori della zona dei pub. «Questo provvedimento è politico, hanno solo buttato fumo negli occhi - ha dichiarato Ceccarini - E' un "provvedimento Cenerentola". Nella zona pub non ci sono stati focolai, i contagi sono arrivati finora da altri ambienti: scuole, campi sportivi, bus, ospedali, è una situazione che sta colpendo tutti quanti ma ci sono settori come il nostro che stanno pagando il prezzo più alto. Noi lavoriamo nel dopo cena, chi sta al ristorante non entrerà nei pub, chiuderà la serata ma, c'è da dirlo, i ragazzi continueranno a fare feste private nelle case o sposteranno il divertimento altrove, Roma, Castelli romani, Anzio e Nettuno. Non stiamo contenendo il virus, ma bruciando l'economia».