Reinventare la città è un dovere. L'incertezza nella quale la pandemia getta ogni progetto di breve termine e i cambiamenti sociali innescati con l'arrivo del coronavirus impongono alla classe politica di guardare oltre. Uno spunto è presente nel programma elettorale del sindaco Roberta Tintari e si chiama "south working". In senso stretto è il "ritorno al sud" di decine di migliaia di professionisti, manager, lavoratori e progettisti trasferiti al nord e ora al lavoro "da casa" da quando c'è stato il lockdown.

Più in generale, è il concetto di poter lavorare "ovunque", anche nel sud di solito desiderato in chiave vacanza. Pur restando alla larga da qualche clichè di troppo, per una città che vive di turismo come Terracina l'idea di plasmarsi su un trend tutt'altro che improbabile, e su un'esigenza tutt'altro che remota, è più che un'idea. Il "south working", che non è altro che la dimensione geografica dello "smart working", può diventare un progetto da realizzare. E l'amministrazione comunale che nel suo programma elettorale lo ha inserito proprio immaginando la Terracina come «il luogo ideale in cui vivere, non essendo più necessaria la presenza fisica costante sul luogo di lavoro e di studio nelle grandi città», ha la facoltà di realizzarlo. Un cambiamento prima di tutto culturale, da realizzare intanto per i propri cittadini, lavoratori e studenti, e poi anche per chi viene da fuori per conoscere il territorio. Al seguito, il settore dell'accoglienza e del turismo.

D'altra parte, il cambiamento è inevitabile. Lo dicono i numeri. A Terracina c'è una sostanziale stabilità del numero dei residenti negli ultimi anni, dovuta però a un considerevole flusso migratorio. Ciò vuol dire che i terracinesi vanno via. In più la differenza tra nascite e decessi è in negativo, e i nuovi nati del 2019 sono tra i numeri più bassi degli ultimi anni. Che fare? In un mondo connesso in cui la mobilità e il viaggio non sono più disgiunti dal lavoro, bisogna provarci. Certo, occorrono investimenti. E qui rischiamo di cascare nel classico libro dei sogni del programma elettorale. È la parte più difficile: «Sviluppo della nuova connettività e delle reti wi-fi pubbliche mediante l'installazione di hot spot nelle piazze e nelle principali vie», recita il programma. E ancora: «Creazione di spazi pubblici per il co-working». Gli spazi ci sono, tutti i palazzi storici restaurati ma chiusi perché privi di una vera vocazione. Sulla connettività, non ci siamo. Un semplice wi-fi pubblico a Terracina è ancora un miraggio. Peggio, ci sono aree in cui anche una semplice linea telefonica fa fatica a reggere. Molto c'è ancora da fare.
La giunta Tintari ha il "south working" nel programma. Ora, inglesismi a parte, una città connessa ci vuole. Per il turismo, per il lavoro. E per nuova occupazione.