Rifiuti
01.11.2020 - 10:00
I consiglieri comunali di Aprilia affilano le armi per dire «no» al mega deposito di rifiuti nella ex cava di La Gogna, il progetto presentato dalla Paguro-Rida Ambiente per rilanciare l'ipotesi di una discarica con l'alibi della bonifica dei terreni inquinati. Intenzioni ben comprensibili da alcuni dettagli progettuali: con un investimento di 28 milioni 854 mila euro la Paguro, al termine della caratterizzazione, si propone di realizzare una discarica di rifiuti urbani non pericolosi dove, una volta completata la rimozione e il trattamento dei materiali interrati oltre 30 anni fa, verrà realizzato un invaso con una capacità massima di 664 mila 450 metri cubi. Un intervento su un'area complessiva di 8 ettari per rimuovere i rifiuti che, stando ai campionamenti eseguiti nei mesi scorsi ed alcune stime dell'azienda, dovrebbero aggirarsi complessivamente tra i «68.000 metri cubi, pari a circa 102.000 tonnellate (stima cautelativa/peggiorativa)».
Come si può evincere l'invaso che la Paguro intende costruire è molto più grande rispetto ai rifiuti ritrovati perché come spiega l'azienda: «dovrà contenere i rifiuti della bonifica, e gli altri scarti trattati compatibili che serviranno a finanziare l'iniziativa». Poche righe che svelano il senso della proposta: una discarica (o deposito per inerti) per sostenere i costi della bonifica.
Per il presidente della commissione Ambiente in questa fase sarà importante il contributo di tutti, perciò invita i politici che in questi mesi hanno speso parole a difesa di Aprilia ad impegnarsi in maniera concreta sul tema. «Nel piano regionale dei rifiuti è stato votato un emendamento, presentato dal consigliere Salvatore La Penna, che escludeva Aprilia dalla possibilità di ospitare una discarica. E spero dunque che tutti i consiglieri regionali - continua - si schierino in maniera compatta a difesa del territorio. Credo inoltre che sia importante ribadire un concetto: che deve essere la mano pubblica, in questo caso la Regione, a finanziare le operazioni di bonifica di siti inquinati. Perché ciò va a maggior garanzia dei cittadini. Non possiamo accettare un progetto simile di un privato perché spalancherebbe le porte all'ipotesi di una discarica che, voglio ricordarlo, su quel terreno era già stata bocciata nel 2017».
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