Anche il sindaco di Cori dice «no» alla possibilità che il suo territorio possa ospitare la discarica, l'impianto a gestione pubblica ipotizzato dalla provincia di Latina per chiudere il ciclo dei rifiuti all'interno dell'Ato.
Con una nota Mauro Primio De Lillis esprime contrarietà alla possibilità che sia la ex cava di Cori (una delle 8 aree individuate dai tecnici di via Costa) a ospitare il sito per lo stoccaggio di materiale residuo, rimarcando diversi aspetti che impediscono la realizzazione di un progetto simile. Ma più in generale De Lillis boccia l'utilizzo delle cave, rilanciando invece la possibilità che sia un'area industriale a ospitare la discarica. «E' fermo il nostro dissenso - spiega il sindaco - in merito all'individuazione della cava dismessa tra i siti idonei allo stoccaggio del residuo secco dei rifiuti. La nostra idea è quella di individuare due siti sul territorio provinciale: uno nell'area centro-nord e uno nell'area sud. Tra l'altro, è proprio il piano a prevedere che, prioritariamente, i siti debbano essere individuati in aree industriali e siti industriali dismessi; l'utilizzo di vecchie cave presenta invece diverse criticità legate a aspetti logistici, ambientali e vincolistici».

Il primo cittadino di Cori evidenzia come l'area individuata ricada in una zona sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici. «Un vincolo - precisa - per la tutela della campagna romana e delle Bonifiche Agrarie, come indicato nel Ptpr, che la escluderebbe da quella destinazione, così come previsto dal piano provinciale dei rifiuti approvato nel 2018. A ciò bisogna poi aggiungere i problemi connessi alla viabilità: la distanza dagli assi stradali principali e la presenza di numerosi ponti non idonei, infatti, non consente il transito dei mezzi pesanti con portata superiore alle 3,5 tonnellate». Ma per l'amministratore la scelta sarebbe strategicamente sbagliata anche perché andrebbe ad impattare sull'agricoltura locale, un settore di pregio con colture vitivinicole riconosciute in ambito nazionale ed internazionale. «Siamo contrari - continua - a questa ipotesi anche in ragione di un procedimento amministrativo in atto per il recupero ambientale della zona. Ribadiamo che la chiusura definitiva della discarica di Borgo Montello e il no a La Gogna debba prevedere che la Provincia di Latina si doti di un progetto di chiusura del ciclo dei rifiuti ispirato ai seguenti criteri: distribuzione territoriale di due siti nel centro-nord e nel centro-sud della provincia; collegamento viario per il trasporto e individuazione dei siti nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici e rispetto dei piani di sviluppo sostenibile intrapresi nei vari territori. Crediamo inoltre che la risoluzione della chiusura del ciclo rifiuti della provincia dovrebbe avere un forte contributo dai centri urbani di maggiori dimensioni, cioè dai luoghi di maggior produzione di rifiuti». Un identikit, quello descritto nelle parole finali da De Lillis, che fa subito pensare a Latina, il capoluogo di provincia che è tra le "maglie nere" in tema di differenziata con solo il 23% di raccolta.

Insomma, dopo il «no» del sindaco di Aprilia Antonio Terra a una discarica e quello di pochi giorni del primo cittadino di Cisterna, Mauro Carturan (disponibile solo a ospitare un impianto di compostaggio), un terzo Comune dell'area nord chiude la "porta in faccia" al deposito per lo stoccaggio di materiale residuo. Tutti si dichiarano favorevoli a un impianto pubblico, nessuno però vuole accettare l'onere di sobbarcarsi l'invaso "in casa". Una situazione che rischia di complicare sempre di più un percorso già ricco di ostacoli.