Qualche tempo fa nessuno ci avrebbe scommesso un euro che un giorno a causa di una pandemia, ad alimentare le voglia di futuro della città sarebbe stata l'archeologia. Il recupero del teatro romano, documentato sui social, sta facendo sognare, col suo corredo di reperti rinvenuti e tenuti in gran segreto. Così il recupero della Chiesa dell'Annunziata e quello della Chiesa del Purgatorio. C'è poi chi, in meno di un anno e mezzo, nel silenzio antico dei locali dell'ex museo civico "Capponi", ha lavorato duro per ricostruire e rimettere in piedi una bellissima statua di Diana cacciatrice, rimasta per secoli sotterrata, a pezzi, nel sottosuolo della Terracina romana.

I professionisti sono l'architetto Pietro Nardelli e le restauratrici Giulia Pompa e Martina Pavan, titolari della società Macorè. In partnership con Enea, hanno concluso uno dei più importanti restauri hi-tech eseguito con la robotica, finanziato in parte con risorse proprie e in parte con fondi europei. La Diana, solo 3 anni fa acefala e "mutilata", oggi ha un volto. E grazie a una protesi realizzata sul posto dall'architetto Nardelli, ha anche una nuova gamba su cui poggiarsi. Tutto, perché a distanza di due millenni ha avuto la fortuna di incontrare professionisti appassionati e un robot. Ora sarà materia della Soprintendenza Archeologica guidata da Paola Refice, che con il funzionario di zona Francesco Di Mario, potrà studiarla.

Il progetto "ReStart", invece, è concluso. È costato circa 600 mila euro, spesi in gran parte per realizzare il macchinario ad alta tecnologia e il software, poi per realizzare il restauro. Tra i risultati insperati, oltre a quello di vedere la statua perfettamente in piedi, c'è quello di aver dato un volto alla Diana acefala. «Inizialmente si pensava che non fosse suo il capo rinvenuto, con la tecnologia è stato possibile attribuirlo al busto della Diana» spiegano le restauratrici. La città di Terracina ha fatto da sfondo a un progetto di assoluta avanguardia per il restauro. «Si tratta del primo macchinario realizzato appositamente per il restauro, che di solito prende in prestito questa tecnologia da altri settori», ci dicono i professionisti prima di salutarci. Lasciano alla città un gioiello che, per fattura e materiali, ha l'aria di essere una statua di pregio. Chissà, con il loro "RestArt", quante Diana ancora potranno far nascere a nuova vita. Massima la soddisfazione dell'assessore alla Cultura Barbara Cerilli e del vicesindaco Pierpaolo Marcuzzi, presenti durante i lavori di smontaggio del macchinario. «Garantiamo sempre il massimo sostegno a questi progetti - spiega Cerilli - che ci consentono di portare alla luce i tesori nascosti della nostra città».