Se ne sono andati via sabato mattina più o meno come erano arrivati, su un bus della Guardia di Finanza fino in aeroporto. E' finito dopo un mese esatto l'addestramento di 24 tecnici della guardia costiera libica, tenuto presso la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gaeta e che consentirà loro di essere pronti quando entrerà in servizio l'ultima delle motovedette fornite dall'Italia nell'ambito di un accordo sulla sicurezza nel Mediterraneo, che è cominciato più di dieci anni fa. Un corso accelerato il loro che prevedeva lezioni tecniche nella sede della sezione navale e il soggiorno in un albergo fuori dal centro storico. Il costo dell'intera formazione è stato sostenuto dal Governo italiano nell'ambito del protocollo di collaborazione tra Italia e Libia per il pattugliamento nel Mediterraneo che, in pratica, è il controllo delle partenze nei profughi verso l'Europa. Il fatto che questo corso di formazione sia avvenuto nello stesso periodo in cui mezza Italia era in apprensione per il trattamento dei pescatori in stato di restrizione della libertà in Libia, è stato solo una coincidenza, per quanto potrebbe sembrare una bizzarria. Dello svolgimento del corso ha dato notizia già a fine novembre il sito ufficiale della guardia costiera libica, ma la stessa pubblicità non è stata data in Italia. E lo si comprende, poiché le Ong che tengono sotto osservazione il Mediterraneo da mesi richiamano l'attenzione sulla necessità di avere maggiore trasparenza sulle operazioni di controllo al largo delle coste libiche dove muoiono decine di persone, specie donne e bambini, ad ogni traversata. Chi controlla davvero? E con quali mezzi? L'accusa che siano tecnici formati in Italia è terribile, forse ingiusta. Ma i numeri dicono altro. E questo corso prova che l'addestramento di funzionari destinati al pattugliamento in quell'area è realtà ed avviene a Gaeta.

Nel suo ultimo intervento l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha ricordato che nel 2020 (fino ad oggi) almeno 900 persone sono morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee, alcune a causa di ritardi nei soccorsi e che «più di 11.000 altri migranti sono stati riportati in Libia, dove rischiano di subire violazioni dei diritti umani, detenzione, abusi, tratta e sfruttamento. Solo dall'inizio di ottobre circa 1.900 migranti sono stati intercettati in mare e riportati in Libia mentre almeno 780 dei migranti arrivati in Italia nello stesso periodo provengono dalle coste libiche». L'Oim sostiene che «la Libia non è un porto sicuro». Ciò nonostante l'addestramento a Gaeta è legittimo e deriva da una serie di accordi, l'ultimo è del dicembre del 2018 ed è spiegato in un documento ufficiale del Ministero dell'Interno italiano nel quale si prevedeva già che a giugno del 2019 dieci motovedette italiane sarebbero state cedute alla Libia, di cui quattro riparate in cantieri di Gaeta e le altre sei in Tunisia. Ciò, dice quel documento, avrebbe reso «la Guardia costiere libica la più forte dell'Africa settentrionale» e si sottolinea altresì il fronte comune di Italia e Libia in quanto «fermamente dalla stessa parte nella lotta contro il traffico di migranti. Per un'efficace lotta contro l'immigrazione clandestina è fondamentale concentrarsi sul Sud». Con quali professionalità i tecnici libici praticano questa «attività di sicurezza»?