Il maltempo non dà tregua e ormai è allarme conclamato. Agricoltura, erosione costiera, disagi per i trasporti, rischio idrogeologico e allagamenti preoccupano i Comuni, per altro verso alle prese con un'emergenza epidemiologica che sta pesando anche sui bilanci. Il Comune di Terracina, come già fatto dal vicino Comune di Fondi, ha chiesto la dichiarazione di stato di calamità naturale alla Regione. Danni causati da «cedimenti della sede stradale di alcune importanti vie di comunicazione, allagamenti, frane, smottamenti, caduta di alberi, ingombro di detriti, distruzione di stabilimenti balneari nonché devastante erosione della costa e dei suoi accessi rendendo estremamente difficoltosa l'azione che tutti gli operatori» si legge nella delibera di giunta. La conta dei danni è solo provvisoria. Il Comune indica i giorni 7 e 8 dicembre, e ancora il 28, 29 e 30 ma è assai probabile, sempre come fatto già dal Comune di Fondi, che la richiesta con relativi danni sarà aggiornata anche a questo piovoso inizio di anno. La richiesta consentirebbe, spiega il sindaco Roberta Tintari, ad attività e privati «che hanno subito danni, soprattutto in un momento così dififcile per tutti, di avere un aiuto per il ripristino dei luoghi e un ristoro per le attrezzature andate perdute». Esprime «un segnale di forte vicinanza alle categorie colpite, già duramente provate dalle limitazioni delle misure anticovid» l'assessore al Turismo Barbara Cerilli, «confidiamo che la Regione possa valutare positivamente la nostra richiesta».
Intanto arriva l'appello della Coldiretti in merito agli allagamenti che stanno pesantemente danneggiando gli agricoltori. «Soprattutto quelli che hanno i terreni nella zona Tabio, che sono stati completamente allagati» scrive il direttore di Latina Carlo Picchi. «Uno scenario desolante. È iniziata la conta dei danni da parte degli agricoltori, che senza dubbio sono ingenti. Le coltivazioni sono andate distrutte in un periodo che è di grande difficoltà per le aziende, già alle prese con la crisi economica determinata dalla pandemia». In passato, ricorda Coldiretti, erano state prese le precauzioni necessarie, col potenziamento del sistema idrico per far defluire l'acqua e le idrovore. «L'impianto idrovoro del Consorzio di Bonifica non è stato sufficiente a prevenire questo ingente danno. Valuteremo - conclude Picchi - se sussistono delle responsabilità. Esprimiamo la nostra vicinanza agli agricoltori colpiti e siamo pronti a chiedere i dovuti risarcimenti».