L'ultimo capitolo in ordine di tempo della controversa vicenda del fallimento delle Terme di Fogliano spa ha avuto inizio la scorsa settimana, l'8 gennaio, con il giuramento del consulente tecnico d'ufficio Emanuele Ciampi nominato dalla Corte di Appello di Roma chiamata a pronunciarsi sul reclamo proposto contro la declaratoria di fallimento della Fogliano spa.

In ballo c'è la parola fine sul film pluridecennale che ha accompagnato la vicenda delle mai decollate terme di Capoportiere, da sempre indicate come volano di sviluppo turistico e della riqualificazione complessiva del litorale pontino, ed ora seriamente proiettate verso l'estinzione, sia dal punto di vista della fattibilità che da quello dell'impatto sull'immaginario della comunità locale. Al Ctu Emanuele Ciampi i giudici della Corte di Appello chiedono di stabilire quale sia il valore del patrimonio societario della Fogliano spa.

L'ultima stima, quella fatta dall'allora Ctu Maria Cristina Ciampi (singolare coincidenza di cognomi) insieme al perito di estimo Vladimiro Macera, aveva fissato in 6 milioni 922 mila il valore del bene, e in base a quella valutazione il giudice Linda Vaccarella aveva ritenuto che l'unica via percorribile, a fronte di un passivo societario stimato in circa dieci milioni di euro, fosse quella del fallimento, in adesione all'istanza proposta dalla società Condotte d'Acqua di Roma, maggior creditore della Terme di Fogliano spa.

Il Tribunale di Latina aveva quindi decretato il fallimento della Fogliano, e il giudice delegato, Linda Vaccarella, con una decisione discutibile, aveva nominato come curatore del fallimento la dottoressa Maria Cristina Ciampi, la stessa che con la propria stima sul valore dei beni della spa ne aveva di fatto emesso la condanna a morte.
Contro quella valutazione, ce n'erano già agli atti almeno altre tre di segno completamente opposto, redatte rispettivamente dal professor Bernardino Quattrociocchi, secondo il quale il patrimonio delle Fogliano spa andava considerato in 16,8 milioni di euro, e con uno sconto del 30% ridotto a non meno di 12,9 milioni di euro. Prima di lui, il perito Geometra Sandro Mascitti, in considerazione dei 300.000 metri cubi di volumetria assegnati all'area di pertinenza della proprietà della Fogliano spa, aveva stabilito che i 210.000 metri cubi destinati a strutture termali avevano un valore di 120 euro per metro cubo, mentre i residui 90.000 metri cubi destinati a volumetria residenziale valevano almeno 50 euro al metro cubo. Il tutto per un valore complessivo del terreno pari a circa 35.000 euro. Più contenuita la valutazi9one di un altro perito, Eugenio Terella, per il quale le volumetrie residenziali andavano calcolate per 70 euro per metro cubo, mentre quelle destinate a strutture termali avrebbero un valore di 50 euro per metro cubo. C9omuqnue, a conti fatti, anche in quella circostanza il valore dei 75 ettari di terreno delle terme di Fogliano era valutato in circa 17 milioni di euro, quanto bastava per affrontare la massa debitoria della spa.

Nonostante tutto, il Tribunale ha preso per buona la valutazione fatta dal Ctu Maria Cristina Ciampi e dal perito Vladimiro Macera, secondo i quali i terreni della Fogliano spa sono di natura agricola, e dunque molto distanti dalle valutazioni precedenti. Ma nel dichiarare il fallimento, il Tribunale di Latina, e prima di lui il giudice Vaccarella, sono incorsi in una svista tanto curiosa quanto madornale: a far lievitare fino alla quota di dieci milioni di euro il passivo della Fogliano spa, concorre la somma di 4 milioni 131 mila euro vantati dall'Ufficio Tributi del Comune di Latina per il tributo Ici/Imu dal 2010 al 2015 calcolato sulla natura edificatoria dei terreni di Capoportiere. Se quei terreni sono agricoli, come sostiene la Ciamoi, allora quella somma vantata dall'Ufficio Tributi non ha ragione di esistere, e dunque il valore del patrimonio calcolato in 6 milioni 922 mila euro è sufficiente a coprire il passivo, visto che dalla somma di dieci milioni va sottratta quella di 4 milioni 131 mila euro.