Amata e odiata Antitrust. L'Autorità nata per evitare concentrazioni economiche sta spaccando la categoria dei balneari e anche alcune amministrazioni, molte delle quali pur sapendo che non è possibile prorogare ancora le concessioni in essere stanno firmando dilazioni in serie fino al 2033 ai titolari attuali degli stabilimenti balneari. Dopo Terracina e Fondi anche Gaeta sta dando il via libera alle proroghe.

L'unica eccezione finora è Latina, che a novembre ha chiesto un parere all'Autorità per la concorrenza ottenendo una risposta in fondo pleonastica, ossia il diniego a qualunque proroga automatica anche di breve termine. La stessa Agcm è intervenuta nell'iter adottato da altri Comuni costieri italiani, tra cui Piombino, Castiglione della Pescaia, Carrara in Toscana. Anche gli operatori sono divisi, specie se si considera che fino a pochi mesi fa i più si erano detti favorevoli ad una liberalizzazione delle concessioni da assegnare con selezione pubblica. Adesso invece da un lato ci sono i piccoli concessionari della Cna che si dicono ottimisti circa il confronto con l'unico Comune che si sta attenendo alle indicazioni dell'Antitrust mentre il Sib, che ingloba gli stabilimenti più grandi, ha già detto di essere contraria ad un bando ex novo e chiede la proroga automatica fino al 2033. Questa storia può finire in Tribunale ma paradossalmente mentre gli attuali titolari delle concessioni balneari per fini turistici potranno impugnare un eventuale nuovo bando di gara, da farsi per legge non prima della fine della pandemia, nessuna chance è data a coloro che avrebbero interesse a partecipare ad una selezione pubblica, poiché non avrebbero titolo per contestare l'atto di proroga.

Gli unici legittimati a fare ricorso sarebbero i consiglieri comunali, oltre alle associazioni di consumatori o ambientaliste di cui sinora si registra un sostanziale silenzio-assenso circa le proroghe. Al netto di qualunque scelta delle amministrazioni comunali che affacciano sulla costa, va ricordato che già adesso è in corso una procedura di infrazione europea (una delle molte cui è andata soggetta l'Italia) poiché le proroghe sono in contrasto col diritto comunitario e, in specie, con la Direttiva Bolkestein che già nel 2006 imponeva la riassegnazione ex novo con bandi liberi di tutte le concessioni di beni pubblici, in quanto l'assetto attuale risulta «dannoso» per l'economia. Ciò che va emergendo a latere è la posizione di alcuni operatori che si sono visti rinnovare in automatico la concessione, si tratta di «grandi elettori» e in alcuni casi di politici con interessi diretti nelle concessioni su cui si dibatte. E' una materia che prescinde dalla più ampia discussione giuridica sulla possibilità di avviare proroghe ma che si staglia come un'ombra in questa fase. Il Comune di Latina, che per ora resta isolato, ha già annunciato con delibera che avvierà la selezione pubblica dopo la fine della pandemia e che fino ad allora restano vigenti le concessioni in essere al 31 dicembre 2020 su cui i titolari attuali hanno manifestato l'intenzione formale di voler continuare l'attività.