Mettere insieme i settori coinvolti, definirne gli obiettivi nei piano economici di gestione, riannodare le fila di un progetto che andava ripreso per la cuffia e valorizzato. Era questo che l'amministrazione con in testa il suo direttore generale (fulcro dell'organizzazione dell'ente) doveva fare nel caso del parco attrezzato Vasco De Gama, l'area gioco e sport finanziata con i soldi del Plus e finita nel limbo tra burocrazia, mancanza di risorse e ritardi.

Una involuzione progressiva che ha portato all'inchiesta della guardia di finanza e alle contestazioni della Corte dei Conti con gli undici tra amministratori e dirigenti del Comune rinviati a giudizio e chiamati a difendersi nel processo di luglio. Per tanto tempo l'emblema del degrado del parco è stato il chiosco-bar adiacente al parcheggio, una struttura che il Comune aveva pensato come necessaria per l'ampliamento dei servizi offerti all'utenza ma che, è stata caratterizzata da quattro mura spoglie, ingressi senza porte rifugio per senzatetto, una tettoia praticamente inutile, un tappeto di sigarette, bottiglie e rifiuti. Inutilizzabili per anni anche le numerose panchine, molte delle quali smontate e senza le strutture di ferro. E' stato desolante e spoglio anche il percorso salute, ossia un'area con una serie di attrezzi studiati per l'attività fisica.

Era uno stato che accertò la stessa guardia di finanza con una ispezione del febbraio 2019 a seguito della quale trovò il parco inutilizzabile e verificò che alcune aree andavano interdette al pubblico per garantire l'incolumità dei fruitori, compresa l'area gioco dei bambini.

Proprio la mancata fruizione per la collettività, oggi avviata grazie ai lavori e all'affidamento del parco ad una cooperativa, è il cuore delle contestazioni della giustizia contabile che vengono rivolte a Damiano Coletta, al commissario prefettizio Giacomo Barbato, al direttore generale Rosa Iovinella e otto tra dirigenti passati e attuali del Comune. In particolare il ruolo di Iovinella secondo la Corte dei Conti, era nevralgico in quanto con le sue funzioni di segretario e direttore generale doveva farsi garante della legalità e della correttezza amministrativa dell'azione dell'ente locale e avrebbe dovuto svolgere la sua funzione di garante del diritto ponendo in evidenza le gravi violazioni di legge che, da quando i fatti erano pervenuti alla sua conoscenza, si stavano effettuando nel parco. Per questo avrebbe dovuto indirizzare correttamente l'azione del sindaco e dei dirigenti competenti. Ma, nulla di tutto questo è avvenuto secondo il Pm, e su questo sarà chiamata a difendersi nell'udienza di aprile.