Torna in auge il bubbone della scuole elementare del Piccarello, che sorge su aree espropriate la cui procedura non è stata mai ultimata sul piano formale e per questo adesso il Comune rischia di dover pagare l'astronomica cifra di circa 11 milioni di euro di risarcimento agli ex proprietari. Con l'udienza già fissata per fine febbraio si tenta una mediazione che percorre una strada strettissima. La storia appartiene a quel certo disordine urbanistico che sta causando molteplici guai giudiziari e finanziari al Comune di Latina e affonda le radici in scelte fatte dall'ente nei primi anni Settanta quando l'assetto della città e il suo fabbisogno di servizi erano del tutto diversi da quelli attuali. Il primo decreto di esproprio del Provveditorato alle Opere pubbliche è di febbraio 1973 con vincolo di destinazione delle aree alla costruzione di una scuola elementare. Il procedimento di esproprio doveva iniziare entro i successivi 12 mesi ed essere completato entro gli ulteriori 24 mesi. Il 16 luglio del 1974 viene dichiarata la pubblica utilità dell'area con il via all'esproprio e all'occupazione d'urgenza di quello spazio. Ma lo stesso atto diverrà illegittimo in quanto non fu formalizzato entro i termini il decreto definitivo di esproprio. Di qui la richiesta di risarcimento del danno oppure la restituzione (impossibile) delle aree ai proprietari o, in alternativa, il pagamento del valore delle stesse che risultano acquisite illegittimamente. In una delibera consiliare del 2019 il Comune scartò con atto formale «l'ipotesi della restituzione delle aree, ossia la rimessa nel pristino stato delle stesse» poiché una simile operazione «oltre ad essere antieconomica per l'amministrazione, creerebbe disagi irreversibili ai residenti in quella parte della città che utilizzano il plesso scolastico per l'istruzione scolastica primaria». Per queste ragioni si votò a favore della «acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune delle aree in questione riconoscendo prevalente l'interesse pubblico delle opere su di esse realizzate».