Il Comune di Terracina non poteva uscire e non è mai uscito dalla XXII Comunità montana. Per questo, si trova ora a dover pagare le quote associative annuali (e arretrate) come tutti gli altri Comuni. Lo stabilisce una recente sentenza della seconda sezione civile del tribunale di Latina, che ha rigettato l'opposizione dell'ente al decreto ingiuntivo con cui la Comunità montana chiedeva, appunto, il pagamento delle quote di parte del 2016 (39.568,63 euro) e tutto il 2017 (79.137,26 euro): in tutto 118.705,89 euro.

Nulla esclude che analoghe sentenze possano arrivare anche per gli anni successivi, fino a oggi. Ma veniamo ai fatti. Il Comune di Terracina dal 2016 non versa più la quota associativa alla Comunità montana. Precisamente, dopo aver deliberato in Consiglio comunale la sua uscita dall'organismo. Un atto di indirizzo, che sembrava essere sufficiente e che poggiava sulla legge finanziaria del 2008 (la numero 244/2007) e il relativo Dpcm attuativo. Le disposizioni sul contenimento della spesa contenute in quella finanziaria in materia di Comunità montane, infatti, davano mandato alle Regioni di riordinare la disciplina sugli enti derivati e, in caso di inottemperanza, stabilivano per i Comuni con più di 20 mila abitanti l'uscita «in via automatica ed ope legis». Su questo presupposto ha tenuto la barra dritta il Comune, di opposto avviso l'ente montano, difeso dall'avvocato Giuseppe Cece, secondo il quale la delibera di Consiglio del 2016 del Comune di Terracina aveva solo una «natura programmatica e non esecutiva».

Tesi sostenuta, in più occasioni, anche in aula consiliare da Augusto Basile, sia in veste di consigliere di opposizione che di rappresentante della XXII Comunità montana, di cui oggi è vicecommissario. A fare chiarezza, lo scorso 13 gennaio, è arrivata la sentenza del giudice Alfonso Piccialli, che ha respinto l'opposizione del Comune confermando il decreto ingiuntivo. In sostanza, gli articoli 20 e 21 (quest'ultimo solo nell'ultima parte) che prevedevano l'automatica fuoriuscita di alcuni Comuni dalla Comunità montana qualora la Regione non avesse ottemperato al riordino sono stati dichiarati incostituzionali dalla Consulta nel luglio del 2009 perché ritenuti incostituzionali rispetto al principio di autonomia tra Stato e Regioni. «Ne consegue - si legge nella sentenza - che anche la delibera consiliare del 13/2016 del Comune non poteva avere alcun effetto (né ricognitivo né costitutivo) in merito alla risoluzione del rapporto associativo del Comune di Terracina dalla citata comunità». E ancora: «In assenza di una formale delibera regionale, l' ente comunale non avrebbe potuto unilateralmente risolvere la partecipazione al citato ente né, ovviamente, prendere atto con effetti ricognitivi di una risoluzione automatica del rapporto mai intervenuta». Il decreto ingiuntivo, dunque, resta efficace. In più il Comune dovrà pagare la somma di 8 mila euro di spese legali.