«Voglio raccontare la mia storia, perché penso che possa in qualche modo ispirare i giovani studenti ad intraprendere una carriera accademica anche all'estero». Parole del professore Gabriele Di Cerbo, classe 1986, un giovane docente universitario nato a Feltre ma cresciuto a Latina, da dove poi è emigrato nelle università americane, dove prima ha studiato e dove ora insegna.
A soli 34 anni, Gabriele Di Cerbo ha letteralmente scardinato un mito: nell'immaginario comune è già complicato essere ammessi in un'università americana, figuriamoci diventare un docente.
Ma quando il professore racconta la sua storia, è chiaro che non ci sia alcuna intenzione di autocelebrare un successo, bensì mandare un messaggio ai giovani di Latina: «Mi piacerebbe molto raccontare la mia esperienza e condividerla con la mia città, per spiegare ai ragazzi che se ce l'ho fatta io, possono farcela tutti».

Gabriele Di Cerbo ha vissuto l'infanzia e l'adolescenza a Latina, in periferia, in una famiglia che ha sempre lavorato duramente e nulla gli è stato regalato. Ha frequentato le stesse scuole di tanti suoi coetanei: le elementari alla Torquato Tasso, le medie all'Alessandro Volta e il liceo scientifico Majorana. Dopo il diploma si è spostato alla Sapienza di Roma, dove si è laureato in Matematica nel 2009. «Subito dopo la Laurea, tutti mi hanno consigliato di fare domanda per un dottorato in America - spiega Di Cerbo - così ho deciso di provare». Un tentativo che però ha dato i suoi frutti: ad accettarlo, infatti, sono state numerose università.
Da questo momento è iniziata la scalata accademica del prof pontino, che ha conseguito il dottorato alla Princeton University, nel New Jersey. Subito dopo i quattro anni di dottorato, Di Cerbo è diventato professore, prima presso la Columbia University di New York per poi tornare alla Princeton, questa volta però in veste di docente.

«Studio geometria, ma nella sua applicazione algebrica - spiega - Parliamo di forme in tante dimensioni, anche tre, una materia difficile da immaginare». Complicato da descrivere per chi non è del settore. Ciò che però appare chiaro è che la disciplina di cui si occupa non ha il solo scopo di dare risposte a curiosità intellettuali, bensì viene applicata a studi reali e concreti, tra cui anche alla teoria delle stringhe, che in fisica moderna cerca di spiegare il mondo raggruppando tutto lo scibile umano, dai fenomeni microscopici come gli atomi a quelli macroscopici come i pianeti. Insomma, una materia troppo complessa per spiegarla in così poche righe, ma per far intendere la rilevanza del lavoro svolto dal giovane professore, basti pensare che oltre ad aver pubblicato numerosi articoli di ricerca su riviste del settore, Di Cerbo ha recentemente realizzato un articolo di ricerca con Caucher Birkar, una delle più recenti Medaglie Fields, che sarebbe l'equivalente del Premio Nobel per la Matematica.
Tra gli altri progetti del professore c'è anche lo studio sull'intelligenza artificiale: in collaborazione con un altro professore alla Columbia University, Di Cerbo sta realizzando un'AI (artificial intelligence) capace di riprodurre le immagini di un artista. Per essere precisi: non si chiede alla "macchina" di fotocopiare un'opera, bensì di memorizzarla e riprodurla, come se si chiedesse ad un artista di riprodurre con la propria mano un disegno che gli viene mostrato. Con questa ricerca, si sta dimostrando che diversi algoritmi riescono ad apprendere dai dati forniti.

E non è finita qui: il professore lo scorso anno ha ricevuto il premio come miglior professore di matematica dell'anno a Princeton, l'unico premio deciso dagli studenti.
Insomma, una storia in cui si mescolano l'impegno, l'intraprendenza ma anche la capacità di farsi ben volere dai propri studenti. Il tutto senza dimenticare le proprie radici, quelle a Latina. Ed è proprio ai giovani pontini che il prof si rivolge: «Credeteci».