Sono tanti i ricordi che si  susseguono nelle persone che in qualche modo hanno incontrato e conosciuto Claudio Coccoluto. Artisti, musicisti, amici, Dj, radiofonici, produttori, gente che ha macinato chilometri per andare a sentirlo mentre metteva i dischi nelle discoteche. Con la sua musica Claudio Coccoluto ha "animato" la giovinezza di un paio di generazioni di tutta Italia. Ma nella provincia pontina, c'è chi lo ha visto emergere piano piano, quasi come un fratello più grande che guardava oltre e si faceva strada. 

E di questo sembra parlare Don Francesco Fiorillo, il parroco del Monastero di San Magno di Fondi che nei giorni scorsi, con un video di pochi minuti sulla pagina facebook del Monastero, ha lasciato una breve e intensa testimonianza di quando la sua vita da adolescente sfiorò quella di Claudio Coccoluto: "Io adolescente - ricorda - lui giovane". "Un prete e il deejay" il titolo.

Una testimonianza vera, del giovane appassionato di dischi che segue il modello più vicino, ma anche il migliore. "Lasciai la musica che piaceva a tutti per immergermi nel mondo underground" racconta Don Francesco ricordando l'ammirazione per quel Dj che esplorava le contaminazioni della musica house. Passione e gavetta fino a quando non arriva l'occasione: "Un sabato sera allo Zen, Sperlonga, ebbi la gioia di aprire la serata a Claudio Coccoluto. Il Dj spalla a uno dei più bravi e visionari Dj del panorama internazionale" ricorda ancora Don Francesco. A 15 anni non poteva sperare di meglio. Ma ebbe anche di più. "Finito, mi disse su per giù questo: 'Continua a vedere oltre quel che suoni, vedi le persone che stanno bene o stanno male quando stanno in pista, e se necessario cambia musica, ma mai te stesso, e continua a fare festa'".

E così è stato. Quelle parole mai dimenticate sono riemerse in questi giorni di dolore. La strada di Don Francesco è stata diversa, ma forse poi nemmeno troppo. Perché oggi - dice - che "i fragili, gli scartati i punti interrogativi diventano la mia vita, cambio musica ma non smetto di far festa". E "ringrazio Claudio Coccoluto per essersi prestato come strumento di un Dio, che è musica, è ritmo, danza, per tutti". "Senza di lui non sarei chi sono, come sono e dove sono" perché "tutto è connesso. E tutto ha un senso".