«Ricciardi? E' un supernome, se ne ridiscuterà». Era il gennaio 2019, e così l'allora Ministro per l'Ambiente Costa aveva replicato alla bocciatura della candidatura di Antonio Ricciardi per la Presidenza del Parco del Circeo in Commissione Ambiente al Senato.

A mettersi di traverso per quella nomina era stata la Lega, ma ad avere ragione sarebbe stato il ministro, perché Ricciardi, qualche mese dopo, complice la metamorfosi del governo da gialloverde in giallorosso, sarebbe diventato Presidente del Parco Nazionale del Circeo. Ma su una cosa il ministro Costa non ha avuto ragione, quella del super nome: la gestione del Parco sotto le insegne a quattro stelle e mostrine del generale Antonio Ricciardi non è stata soltanto deludente, si potrebbe dire insignificante.

E a dimostrare che questo non è un giudizio ingrato, sono bastati i quattro mesi trascorsi dal 13 novembre ad oggi, cioè da quando il 13 novembre è scaduto il mandato del Direttore del Parco Paolo Cassola: la prima versione del bando di reclutamento e selezione dei candidati per la direzione è stato immediatamente bocciato dal Ministero che aveva ritenuto fosse stato mal concepito. Colpa del responsabile del procedimento, si dirà, ma il Capo era Ricciardi.

La seconda versione di quello stesso bando non sarebbe andata granché meglio: 40 candidati da valutare per arrivare alla terna dei papabili, ma i criteri selettivi non sarebbero stati il massimo, tant'è che una volta approvata la deliberazione con i tre nomi da sottoporre al giudizio decisivo, il Ministero ha posto delle questioni sulle modalità attraverso le quali si è arrivati a formare la rosa dei «finalisti», fino a chiedere di ricominciare daccapo, addirittura dalla ripubblicazione del bando.
Ma a parte le chiacchiere, il direttore del Parco nazionale del Circeo non è ancora stato nominato, le attività sono al palo e oggi, con le dimissioni di Antonio Ricciardi, il vuoto di potere è colmato dal vicepresidente Vincenzo Cerasoli. Cosa potrebbe accadere adesso? La questione che si pone è su chi si dovrà nominare per primo, e in fretta, se il nuovo presidente o il nuovo direttore.

E' previsto che il Presidente sia nominato dal Ministro, ed è altresì previsto che il Direttore sia nominato dal Presidente: il vicepresidente facente funzioni può nominare il Direttore?
Forse no. Resta il fatto che il Parco è senza timone, e un ente come quello non può essere trattato secondo le regole ordinarie della politica. C'è dunque da sperare che le dimissioni di Antonio Ricciardi siano il risultato dell'effetto Draghi, perché questo farebbe sperare in una rapida soluzione del problema.

Ma ritenere che il caso dell'ente di Sabaudia possa essere finito nel mirino della nuova governance appena insediata forse è un azzardo; quello che invece sembra plausibile è che il generale dell'ambiente sia stato messo sull'avviso da qualche amico sulle intenzioni del Consiglio del Parco, pronto a sfiduciarlo alla prima occasione. Gli otto componenti dell'organismo di gestione sono quasi tutti esponenti convinti di area ambientalista, gente che non ha mandato giù la forzatura a suo tempo fatta dal ministro Costa, peraltro all'indomani della cessazione della Presidenza di Gaetano Benedetto, profilo al quale il generale Ricciardi non poteva assolutamente essere accostato quanto a competenza e capacità politica di gestione. Meglio un gesto da protagonista che subire l'onta di un benservito: almeno su questo il generale ha mostrato di avere carattere. E con un whatsapp ha fatto il gran gesto. «Me ne vado».