La realizzazione di un parco lineare lungo il fosso della Ficoccia, la riqualificazione edilizia del quartiere Toscanini e degli spazi pubblici esistenti (chiesa, scuola, aree verdi), l'acquisto del centro commerciale Il Tulipano e la modifica di destinazione d'uso per una pluralità di edifici esistenti in stato di abbandono o sottoutilizzati, per consentirne il recupero: sono gli interventi del progetto approvato ieri dalla giunta per partecipare al bando Pinqua. Un progetto, quello del sistema 3, che prevede di migliorare i collegamenti tra l'area est, il centro urbano, la stazione e il quartiere Primo, anche mediante percorsi ciclopedonali. Il progetto interesserà anche la riqualificazione di numerosi spazi cittadini, dall'area dello stadio all'ex Mattatoio, dal mercato coperto agli spazi attorno alla Fondazione Come Noi. La proposta ha l'obiettivo di raggiungere una complessiva ristrutturazione urbanistica e funzionale dell'area est della città (Toscanini, Guardapasso, viale Europa), volta anche a ridurre gli effetti delle disuguaglianze sociali e spaziali presenti e alla realizzazione di un asse verde urbano lineare in corrispondenza del Fosso della Ficoccia e del Fiume Astura.

Un progetto ambizioso, che oltre a chiedere finanziamenti per 15 milioni di opere pubbliche, ha accolto le manifestazioni d'interesse di 11 soggetti terzi, tra i quali diversi costruttori, per trovare un accordo su vecchie varianti non ancora approvate come quella dell'ex Freddindustria, dove la proprietà chiede di demolire i capannoni per realizzare un complesso edilizio. Inoltre sempre tra gli interventi privati è prevista la possibilità di realizzare un nuovo stadio in viale Europa e la demolizione delle tribune dell'attuale stadio Quinto Ricci, prevedendo in quell'area una "compensazione urbanistica" per la società che cederà il terreno del nuovo impianto al Comune.  «Questa proposta - spiega l'assessore all'Urbanistica, Omar Ruberti - racconta di una grande esigenza e allo stesso tempo di un grande sogno. L'esigenza è quella di restituire ai cittadini spazi pubblici e privati più vivibili, più belli e più funzionali. La pandemia ci ha cambiati profondamente anche nel nostro modo di abitare, quindi è necessario cambiare anche il nostro modo di approcciarci alla pianificazione. Per questo abbiamo coltivato l'ambizione di trovare un punto di incontro tra i legittimi interessi privati e quelli pubblici: non saranno più le cubature a dare ricchezza agli operatori, ma un'edilizia di qualità ed insediamenti residenziali dotati di servizi. Questa è la scommessa che abbiamo lanciato, qualcuno l'ha raccolta con grande convinzione fidandosi di questa intuizione, altri hanno bisogno di più tempo per capire che non c'è alcun inganno e che è solo cambiato paradigma. La complessità delle proposte progettate richiede degli specifici focus che arriveranno nei prossimi giorni. Per il momento incrocio le dita in attesa dell'esito del finanziamento, ma a prescindere l'opera di rigenerazione che coinvolge i privati e che non è interessato dal finanziamento andrà avanti. Ringrazio in particolare il dirigente Paolo Ferraro e tutto l'ufficio per l'enorme lavoro svolto, con l'innovazione e la passione a cui ci hanno sempre abituati, l'architetto Daniele Iacovone e lo studio dell'architetto Vittorio Minio Paluello che ci ha supportati in questa sfida avvincente».