Il Santa Maria Goretti saluta un pezzo da novanta. Dopo 41 anni di onorato servizio Antonio Cassani si è guadagnato la meritata pensione. Oggi sarà l'ultimo giorno di lavoro per il pioniere della tenda pre-triage, vale a dire il punto di prima assistenza allestito all'esterno del Pronto Soccorso dove giungono le ambulanze in epoca di Covid-19. Qui avviene lo smistamento dei pazienti: i positivi vengono indirizzati da una parte, i no Covid dall'altra.

Tutto è iniziato a febbraio 2020 quando il virus si è fatto avanti anche nel nostro territorio e, dopo qualche giorno di impasse, la direzione sanitaria ha deciso di allestire, come accaduto anche negli altri centri Covid della regione, il punto di smistamento dei pazienti diventato operativo dal 1° marzo. E quando si è presentato il momento di individuare colui che avrebbe dovuto "comandare" la postazione, la scelta è ricaduta su Antonio Cassani. Per carattere, capacità ed esperienza l'uomo giusto per il ruolo di "capo tenda". In un paio di giorni ha ricevuto le istruzioni necessarie per affrontare un nemico invisibile che nessuno conosceva a quei tempi, che nessuno sapeva bene cosa potesse rappresentare veramente, se non con la paura derivante dalle immagini che arrivavano dalla tv su quanto stesse accadendo in Lombardia. Dinamiche da seguire, protocolli da adottare, e via di seguito a gestire la tenda.

In un anno di pandemia al pre-triage del Goretti sono stati registrati oltre 40mila accessi (Covid e no Covid), il primo positivo ha varcato l'entrata dell'ospedale del capoluogo il 3 marzo 2020. E da quel dì non c'è più stato giorno in cui non siano arrivati pazienti contagiati da registrare. Antonio ha rappresentato il punto di riferimento del personale di tutte le ambulanze della nostra provincia giunte alla tenda. Ieri il Goretti gli ha tributato il meritato saluto, con tanto di bottiglie di spumante e dolci locali: il ringraziamento a Cassani è arrivato sia dai colleghi sia dalla direzione del nosocomio, tutti consapevoli della perdita di un pezzo da 90 .

«Mi sono davvero emozionato, lo ammetto - ha sottolineato il pioniere della tenda triage dell'ospedale di Latina - Però me ne vado con un grande rammarico: sono profondamente addolorato dal fatto che nonostante sia trascorso un anno, la situazione è rimasta la stessa. Il virus è sempre qui, forte come prima, pericoloso come agli inizi. La gente si contagia ancora, sta male e muore. Quotidianamente arrivano tantissimi positivi, ad una media di almeno 10-15 al giorno. Mi dispiace veramente dover lasciare in questa maniera». Cassani ne parla come fosse un vero dolore, il suo. «Lo è - ha aggiunto - Lo è al punto che sarei disposto anche a proseguire per vincere questa guerra». Cioe? «A gennaio ho dato la mia disponibilità per continuare a lavorare finché non finirà l'emergenza - ha confessato - Era un momento particolare e difficile perché si stava preparando il cambio al vertice Asl e non ho ricevuto risposta. Adesso ripropongo la mia disponibilità al nuovo direttore che da poco si è insediato: io ci sono e posso continuare, resto a disposizione. Sarebbe bello chiudere potendo contribuire ancora: vorrei esserci anche io il giorno della vittoria».