Fermi ai blocchi di partenza senza fare rumore: le tensioni sindacali in molti luoghi di lavoro sono state in qualche modo «raffreddate» da questo lungo periodo di pandemia. Ma adesso, puntuali, si stanno ripresentando alcuni nodi irrisolti. I primi ad alzare la testa, e in fondo era prevedibile, sono i lavoratori del settore agricolo, ad ex aequo quelli del polo farmaceutico e poi ci sono i chimici che stanno per perdere l'ultimo baluardo, l'ex Nalco (in questa settimana è previsto l'incontro decisivo).

Sono vertenze «a bassa intensità», che non si vedranno per strada, con qualche eccezione. Per esempio i braccianti terranno anche a Latina una delle manifestazioni in contemporanea nazionale già fissate per il 10 aprile, mentre è tuttora corrente lo stato di agitazione dei postini privati (quelli che consegnano fini a 40 pacchi ogni giorno). A latere si preparano i quasi quindicimila operatori del turismo, il settore da cui ci si aspetta la ripresa più importante ma anche quello che ha scontato gli effetti peggiori di una chiusura prolungata. Secondo un calcolo di massima sono quasi trentamila i lavoratori dipendenti del settore privato che si preparano in provincia di Latina a rivendicare quella quota di diritti accantonata causa covid e di cui non si è parlato per un anno e mezzo poiché c'erano argomenti più importanti.

L'incontro su piattaforma tenutosi alla vigilia di Pasqua tra i delegati di Fai, Flai e Uila con il Ministro dell'Agricoltura restituisce il senso della battaglia di primavera in quel settore e in qualche modo «anticipa» anche le rivendicazione di altri settori. Va detto che lo scontro in essere per i braccianti non riguarda solo chi raccoglie le produzioni sui campi e nelle serre e nemmeno solo i lavoratori immigrati, bensì anche una quota di dipendenti del segmento della trasformazione. 

In questo specifico comparto si chiede «ai fini della tutela assistenziale e previdenziale del 2020» di valutare le stesse giornate di lavoro svolte nel 2019, nonché «l'estensione della Naspi ai dipendenti a tempo indeterminato di imprese cooperative e dei loro consorzi» e «riconoscimento di una cassa integrazione stabile anche per i pescatori vista la forte riduzione dell'attività di pesca»; infine è stata riproposta la «contrarietà al tentativo di semplificare ancora di più l'uso dei voucher in agricoltura, poiché ciò avrebbe gravi ricadute sulle tutele e i diritti dei lavoratori». Un punto quest'ultimo che è già stato al centro di polemiche fortissime nel 2019.