Tra i compiti dei Comuni italiani, spicca quello della gestione dei rifiuti che viene finanziata essenzialmente dai cittadini che pagano una tassa sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questa nel corso degli anni ha cambiato nome e ragione giuridica. Nel 1993 venne istituita la Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), nel 1997 la Tia (tariffa di igiene ambientale). Soppiantate, nel 2011, dalla Tares (tassa sui rifiuti e servizi). Nel 2013, con la legge di stabilità, il nome del tributo è diventato Tari (tassa sui rifiuti).

A prescindere dal nome, i soldi raccolti attraverso questo prelievo vengono spesi per la gestione della spazzatura in tutte le città italiane. Ma in quali centri i cittadini spendono di più o di meno per quanto riguarda la Tari?

A dare una risposta è stata la Uil con una elaborazione statistica del "Servizio Lavoro, Coesione e Territorio" che ha analizzato l'andamento del peso della tassa, per ogni annualità, dal 2016 al 2020 su 105 città capoluogo di provincia, prendendo come parametro di riferimento l'utenza domestica di una famiglia con quattro componenti residente in appartamento di 80 metri quadrati e con reddito Isee di 25.000 euro.
I numeri dicono che Frosinone è la seconda città capoluogo italiana per diminuzione dei costi della Tari negli ultimi cinque anni (-16,6%), segnale evidente di un servizio che, grazie all'appalto voluto dall'amministrazione Ottaviani che ha potenziato la differenziata portandola al 74%, negli anni è diventato più efficace ed efficiente, facendo risparmiare ai cittadini più di 70 euro (432,66 euro nel 2016, 360,96 euro nel 2020 ad utenza). Allargando lo sguardo al resto della regione Lazio si nota, ad esempio, che Latina è il capoluogo che ha alzato maggiormente le tariffe nel confronto tra il 2019 e il 2020 (+7,2%), mentre Frosinone e Rieti le hanno lasciate invariate, passando da 362,32 euro a 388,40 euro ad utenza domestica, conquistando, tra l'altro il settimo posto nazionale nella graduatoria parziale nazionale relativa agli aumenti percentuali più altri tra il 2019 e il 2020, e Viterbo è quinta in Italia nella classifica degli aumenti percentuali più alti tra il 2016 e il 2020 con un +20,6%, tanto che i sui cittadini sono passati dal pagare in media 223,53 euro nel 2016 a 269,67 euro nel 2020.

L'analisi generale
Tra il 2016 e il 2020, ovvero in cinque anni, la tassa sui rifiuti (Tari), è aumentata mediamente in Italia del 2,4%, mentre nell'ultimo anno l'aumento è stato pari allo 0,8% sul 2019. In valori assoluti le famiglie italiane hanno versato, nel 2020, nelle casse comunali, in media 307 euro, a fronte dei 304 del 2019 e dei 299 versati nel 2016. Nelle città in cui è in vigore la tariffa puntuale (Tarip) si è fatto riferimento agli "svuotamenti minimi" e le tariffe sono risultate comprensive dell'Iva al 10%, mentre la Tari è comprensiva del tributo provinciale ambientale (Tefa).

La top e la last ten
Nel 2020 il costo maggiore si è registrato a Trapani con 494 euro medi l'anno a famiglia; a Crotone sono stati 476 euro; a Benevento 472 euro; ad Agrigento 470 euro; a Reggio Calabria 461 euro; a Cagliari 458 euro; a Salerno e Asti 455 euro; a Messina 450 euro e a Napoli 442 euro. Nel Lazio i cittadini di Viterbo sono quelli che hanno pagato meno di tutti (269,67 euro), mentre quelli di Latina sono stati quelli maggiormente salassati (388,40 euro); in mezzo i frusinati (360,96 euro), i reatini (343,31 euro) e i romani (322,41 euro); la media nazionale è stata di 306,69 euro. Si è pagato decisamente meno a Potenza, 133 euro l'anno a famiglia; a Novara 164 euro; a Belluno 170 euro; a Macerata 179 euro; a Brescia 184 euro; a Vercelli 183 euro; ad Ascoli Piceno 186 euro; a Pordenone 188 euro; a Vibo Valentia 190 euro e a Fermo 191 euro. Per quanto riguarda le città metropolitane, la tassa sui rifiuti ha pesato per 461 euro all'anno a famiglia a Reggio Calabria; 458 euro a Cagliari; 450 euro a Messina; 442 euro a Napoli; 403 euro a Catania; 371 euro a Genova; 355 euro a Bari; 336 euro a Milano; 329 euro a Torino; 322 euro a Roma; 304 euro a Venezia; 282 euro a Palermo; 249 euro a Firenze e 228 euro a Bologna.

Confronto 2019-2020
Nel 2020 la Tari è aumentata in 30 città (3 su 10), tra cui: Roma, Torino, Cagliari, Genova e Firenze. Vi è da segnalare la città di Livorno dove l'importo della Tari è aumentata, non per effetto della delibera comunale, ma per l'aumento del tributo provinciale ambientale (Tefa) deciso dalla provincia di Livorno. È rimasta stabile in 62 città tra cui: Bologna, L'Aquila, Napoli, Palermo e Reggio Calabria e Frosinone. È diminuita in 13 città tra cui: Milano, Bari, Venezia e Nuoro. Più nello specifico, tra il 2019 e il 2020, a Crotone si è registrato un aumento pari al 35,1%; a Cremona del 12,6%; ad Ancona dell'11,2%; a Sondrio del 9,8% e a Campobasso del 9,2%. Nelle città metropolitane, invece, la Tari è aumenta a Firenze del 6,1%; a Genova del 5,7%; a Messina e Roma del 2,9%; a Cagliari del 2,6% e a Torino dello 0,8%. Mentre è diminuita dello 0,6% a Milano, del 6,5% a Bari e dell'11,3% a Venezia. Nel Lazio, detto di Roma con il suo +2,9%, la tassa è rimasta invariata a Frosinone e a Rieti; a Viterbo è aumentata del 5,4% e a Latina del 7,2% (7º posto in Italia).

Confronto 2016-2020
Negli ultimi cinque anni la Tari è aumentata mediamente a Crotone del 41,3%; a Lecce del 24,5%; a Teramo del 24,1%; a Imperia del 21,8% e a Viterbo del 20,6%, mentre a Potenza si è registrata una diminuzione della tassa pari al 46,2%; a Frosinone del 16,6%; a Grosseto del 14,9%; ad Enna del 12,5% e a Pisa del 12,3%. Nel Lazio il capoluogo ciociaro è stato il migliore (2º posto in Italia), Viterbo il peggiore con +20,6%; gli altri: Latina +8,3%, Rieti -3,3%, Roma +3,2%.
«Dai dati scaturiti dallo studio si evince che, nell'anno dell'emergenza pandemica, la stragrande maggioranza delle città ha scelto di diminuire o lasciare invariate le aliquote della Tari. Rimane il dato - commenta Ivana Veronese segretario confederale della Ul - che conferma il peso sul bilancio delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, di una tassa che spesso non corrisponde ad un servizio efficiente ed efficace».