L'elenco che verrà presentato nei prossimi giorni contenente oltre 170 siti industriali dismessi, stilato dopo uno studio del C.e.r per conto del Consorzio Industriale, era quel dettaglio che non avevamo messo nel conto nei tempi d'oro dell'espansione industriale. Ma sono passati più di 40 anni da quell'exploit e ora per la ripresa possibile si gioca la carta della reindustrializzazione, ossia del riuso delle fabbriche chiuse come siti appetibili per altri investimenti privati, con il sostegno delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Per stilare l'elenco è stato necessario ricostruire la documentazione di quelle fabbriche e per arrivare a rimetterle sul mercato economico, perché abbiano una nuova vita, è stato determinante il braccio di ferro con le curatele fallimentari, poiché le aziende che hanno lasciato i siti dal punto di vista giuridico sono passate attraverso il fallimento.

Dietro questa mappa c'è dell'altro: il calcolo di quanti contributi pubblici sono stati erogati sotto varie forme per ciascun sito industriale. Il conto finale è impressionante anche se ci si sofferma solo alle industrie più importanti o famose. Per esempio la «Pasqualini» di Cisterna ha ricevuto nel tempo più di 14 milioni di euro di contributi, ora c'è una perito che ne calcolerà il valore. Questo procedimento serve a comprendere qual è il costo effettivo di uno stabilimento per chi è interessato a rilevarlo e rimettere in moto un segmento economico, ma nel contempo offre uno spaccato dettagliato del flusso di denaro pubblico confluito sulle attività che hanno lasciato il territorio nord della provincia di Latina, dove si è concentrata la massima espansione industriale. Tra i siti per i quali è stata già avviata la procedura di reindustrializzazione ci sono la Tvr Tecnologie Vetroresina dell'agglomerato industriale di Mazzocchio e il complesso M.u,p.a nella stessa zona per il quale sono stati erogati contributi pubblici per 3,1 milioni di euro. Di poco superiore il conto dei soldi pubblici in favore dell'area di Sezze Scalo per «estrusione Italia» e Tpg Enineering, entrambi ora inclusi nell'elenco dei siti che si potranno riutilizzare, anche qui il valore che verrà attribuito dai periti del Tribunale verrà decurtato dal totale dei contributi ricevuti nel tempo. Perché questa operazione? Per rendere «giustizia» di tutti i finanziamenti erogati negli anni per società poi fallite, certamente per problemi di mercato ma su cui si era puntato molto in termini di sostegno statale (o comunque pubblico).

Tra i siti dismessi più importanti ci sono l'ex Cirio, Gambro, Dublo, Well (con un monte di contributi totale di 11 milioni di euro per quell'agglomerato di Latina Scalo». Il dossier sulle aree industriali riguarda tutta la zona di competenza del Consorzio Roma-Latina e, come prevedibile, una quota determinante è inclusa nell'agglomerato di Castel Romano, dove una serie di esperienze di reindustrializzazione su siti per i quali era intervenuto il fallimento delle società ha prodotto risultati utili a comprendere l'appetibilità di un pezzo ampio e importante di territorio, dove, senza la rigenerazione industriale ed economica, resterebbero decine di «cimiteri» di un passato produttivo pur recente ma non più replicabile.