«Dopo essere stati, nel corso di questi anni, sempre più emarginati sia dalla Asl sia della Regione Lazio ora assistiamo all'affondo finale contro di noi in merito ai vaccini». Più che di uno sfogo si tratta di un vero e proprio attacco che arriva direttamente dal vice segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg). «Il concentrico accanimento che viene rivolto alla nostra categoria sulle vaccinazioni anti-Covid manifesta una volontà precisa: cancellare la medicina generale dal territorio - ha dichiarato Pietro Serra - Tutto con motivazioni false, distorte e faziose».

Pietro Serra si riferisce alla questione che vede nella nostra provincia almeno un terzo dei medici di base non partecipare alla campagna vaccinale anti-Covid: il 35 percento dei dottori di famiglia, infatti, non sono vaccinatori. «In termini di partecipazione il bicchiere è pieno. Ma è chiaro che ci si accanisce contro un terzo che non partecipa. Mi preme rimarcare un fatto - ha continuato Pietro Serra - La Regione, che ha firmato e sottoscritto gli accordi, è la prima a non rispettarli né in termini normativi né in termini economici. A noi gli accordi ci hanno imposto strumenti, presìdi, attrezzature e studi a norma, cosa che abbiamo regolarmente fatto anche con esborsi economici. E poi siamo stati lasciati inoperosi mentre si organizzavano hub a favore dei mezzi di comunicazione. Dall'inizio della campagna, i medici di medicina generale hanno ricevuto le dosi solo qualche settimana fa in termini di pochissime quantità che sono state immediatamente somministrate prima di tutto ai pazienti ultraottantenni allettati e a domicilio: tutti soggetti abbandonati dalla Asl provinciale. Solo il nostro impegno professionale ha permesso di somministrare i vaccini, in luoghi sperduti e difficili da raggiungere, a soggetti fragili che ne avevano diritto».

L'attacco di Pietro Serra è diretto e non risparmia l'azienda sanitaria territoriale. «La capillarità degli studi medici è un aspetto che nessuno ha valorizzato - ha aggiunto il vice segretario provinciale della Fimmg - Se fossimo stati coinvolti a pieno avremmo sicuramente vaccinato in modo poderoso. Bisogna mettere in risalto come un singolo medico sia capace di vaccinare il paziente da solo al contrario di quanto accade nei grandi hub dove per una vaccinazione si impiegano sei operatori sanitari: medico che inocula, infermiere che prepara la fiala, amministrativo che registra, uno che gestisce l'afflusso dei pazienti ed altri soggetti che contattano telefonicamente i pazienti per organizzare gli appuntamenti. E bene, tutto questo il medico di medicina generale lo fa da solo con un grosso risparmio per la sanità. Allora perché non puntare decisamente sui dottori di famiglia? Dottori che tra l'altro conoscono le condizioni cliniche dei propri pazienti, anziché concentrare tutto sui grossi centri vaccinali? E con che costi per giunta? E intanto gli invisibili due terzi dei medici di base che vaccinano, se riforniti di dosi, continuano a lavorare sia nei prefestivi sia nei festivi con impegno, sacrificio e sensibilità. Ignorare questo significa essere disinformati, faziosi e, spero, non in malafede».
Resta il fatto che mentre due terzi dei medici vaccinano, un terzo non lo sta facendo lasciando in balìa degli eventi i propri assistiti. «Ma se c'è una normativa non rispettata perché non si agisce per farla rispettare? Qualcuno potrebbe intervenire - ha concluso il vice segretario della Fimmg - E poi bisogna ricordarsi una cosa: sia la scelta sia la revoca del proprio medico da parte del paziente è libera ed esercitabile in qualsiasi momento».