Chi a partire dal 2008 è stato chiamato a gestire la Multiservizi, avrebbe fatto del suo meglio per limitare i danni dal punto di vista economico e gestionale. Il sindaco Antonio Terra, declinando le responsabilità politiche della sua coalizione, giustifica in qualche modo l'operato degli ex amministratori che dal 2008 fino alla messa in liquidazione dell'azienda, hanno gestito la municipalizzata senza riuscire a risanare mai del tutto i conti in rosso.

Eppure paradossalmente sono in larga misura proprio le persone nominate dalla coalizione civica alla gestione della municipalizzata ad essere state citate in giudizio dal Comune di Aprilia e dover rispondere dei danni prodotti all'ente dal mancato o ritardato versamento dell'Iva e delle sanzioni accessorie che ne sono derivate. Un maxi risarcimento da 827 mila euro è stato chiesto in sede civile non solo a Palmarino Savini e Amedeo Avenale (rispettivamente commissario straordinario dal 2006 al 2009 e direttore generale dal 2008 all'ottobre 2009), ma anche nei confronti di Fulvio Farì, commissario nel 2009 e nel 2010 presidente di Asam, di Gian Luca Battaiola ed Eric Errera, componenti del Cda nel 2010 e Fabio Biolcati Rinaldi, che ha ricoperto per dieci anni dal 2009 al 2019 il ruolo di direttore generale. Ora i sei ex amministratori di Asam, quattro dei quali nominati proprio dalla coalizione civica, dovranno provare a smontare le richieste dell'ente davanti al giudice rispetto ai fatti contestati dal 2008 al 2011. Sulla coalizione civica sembra ricadere la responsabilità politica del mancato controllo, ma il primo cittadino rompe l'imbarazzo dovuto anche al fatto che la richiesta risarcitoria chiama in causa anche persone di sua fiducia (Battaiola e Biolcati Rinaldi), minimizzando sulle responsabilità degli ex dirigenti Asam, che avrebbero fatto del loro meglio per risanare una barca che stava affondando in un mare di debiti.

«Si tratta di un atto dovuto – sottolinea il sindaco Terra – ed è stata la Corte dei Conti a chiederci di agire, affinché non fossero i cittadini a dover pagare gli interessi per il mancato o ritardo nel pagamento di quelle poste. Ritengo che la vicenda sia troppo complessa per parlare di responsabilità politica. Chi ha gestito la Multiservizi in quegli anni, si è trovato ad affrontare una situazione emergenziale e complessa, una situazione in merito alla quale iniziamo a vedere la luce solo ora che sono stati nominati i liquidatori dell'azienda. Non ho dubbi che chi ha svolto quel compito si sia adoperato ed abbia fatto del suo meglio per limitare i danni. Noi come amministrazione abbiamo preso decisioni per cercare di risanare l'azienda e stiamo ancora oggi continuando a pagare una parte dei vecchi debiti».
Chi e come abbia prodotto il debito ben più corposo rispetto alla quota parte di 827 mila euro che l'ente attribuisce ai sei citati per danni in tribunale, resta una domanda senza risposta.

Il sindaco non è neanche in grado di giustificare le ragioni per le quali la lista si sia così tanto ristretta rispetto agli atti di messa in mora firmati nel 2019 dal segretario comunale Gloria Di Rini proprio per interrompere i termini di prescrizione delle somme, lettere di diffida che chiamavano in causa ventisette persone che dal 2003 in poi a vario titolo avevano amministrato l'azienda speciale e includevano anche il vicesindaco Lanfranco Principi, il consigliere di maggioranza Massimo Bortolameotti e Giovanni Vittoriano - padre della consigliera comunale e provinciale Maria Grazia.  «Si è trattato di valutazioni tecniche fatte dai legali che abbiamo nominato – precisa in primo cittadino – dietro sollecitazione della Corte dei Conti, che ha chiesto lumi su questa vicenda a me e al segretario comunale, basandosi sulle azioni svolte, sulle delibere quadro approvate e sulla situazione economica riscontata. Perché qualcuno sia chiamato fuori, è una domanda che andrebbe rivolta ai legali perché si tratta di questioni tecniche. É chiaro che chi invece oggi è chiamato a rispondere avrà modo di presentare le proprie controdeduzioni e le valutazioni del caso spetteranno ai giudici».