Una guerra senza più esclusione di colpi quella che si sta consumando per le concessioni balneari. Ieri mattina udienza fiume davanti al Tribunale amministrativo per esaminare i primi dodici ricorsi con i quali si chiede di annullare l'ultima proroga (valida fino al 31 dicembre 2021), che prelude il bando pubblico per selezionare i futuri assegnatari. I legali dei ricorrenti, tutti titolari di stabilimenti, hanno smontato pezzo per pezzo la direttiva Bolkestein e chiesto di sospendere subito gli effetti della delibera di dicembre portando come esempio quanto deciso da altri Comuni costieri, inclusi alcuni della provincia di Latina che hanno prorogato automaticamente tutte le concessioni fino al 2033. Invocata in parte anche l'emergenza Covid che, però, come acclarato, accorda il rinvio dei bandi non la loro eliminazione.
I motivi su cui fondano i ricorsi sono varie illegittimità, in particolar modo viene contestata la lesione di interessi acquisiti da parte degli operatori che attualmente hanno in gestione i tratti di arenile per finalità turistiche. Se si pensa che fino a prima della pandemia si ipotizzava di attuare interventi privati volti a prolungare la stagione turistica è facile comprendere quale sia adesso il livello di scontro. Va detto che, però, il Comune di Latina prima dell'approvazione della delibera sotto tiro ha chiesto un parere tecnico all'Autorità per la concorrenza e il mercato, la quale ha, nei fatti, imposto di procedere all'indizione di un bando pubblico e di affidare le concessioni in base alla migliore offerta. Invece gli operatori, rappresentati dall'avvocato Claudio Coppacchioli, puntano ad uno stop totale di quanto stabilito dalla Giunta, mentre il Comune, rappresentato dall'avvocato Francesco Cavalcanti, sostiene che la delibera si fonda su precise disposizioni nazionali e comunitarie.

Il provvedimento impugnato è la delibera numero 252 del 30 dicembre 2020, contenente l'atto di indirizzo e la proroga fino a tutto il 2021 causa covid, posto che lo stato di emergenza durerà fino a luglio e non è escluso un ulteriore prolungamento. Di conseguenza un bando vero e proprio per la gestione degli stabilimenti e degli arenili da parte dei privati concessionari non ci sarà presto, sicuramente non prima della fine del 2021. Poi però, stante l'attuale atto di indirizzo dell'amministrazione comunale, la selezione pubblica sarà ineludibile. Per questa ragione gli autori del ricorso puntano a scardinare la delibera e a rendere impossibile il bando per una illegittimità di fondo, «costringendo» l'ente alle proroghe, pur vietate dal Bolkestein.

In attesa della decisione del Tar sui primi 12 ricorsi sono stati depositati altri 12 che verrà discussa tra quindici giorni e sulla quale peserà il primo verdetto, salvi motivi aggiunti che le parti potrebbero inserire prima dell'udienza.

Il Comune in atti sostiene che non sussiste alcun pericolo imminente tale da richiedere la sospensione degli effetti della delibera di dicembre, poiché la stagione balneare che sta per iniziare è «al riparo» da qualunque bando che infatti non è stato ancora indetto. Lo scontro vero riguarda quindi il superamento della direttiva Bolkestein con una proroga di più di dieci anni che potrebbe cristallizzare tutte le concessioni attuali.