Forse era un po' presto per festeggiare ma ieri pomeriggio nelle chat dei commercianti ambulanti (quasi tremila in tutta la provincia) è cominciata a circolare la conferma dell'esonero del canone per l'occupazione degli spazi pubblici per il 2021. E' la fotocopia di quanto deciso già per il 2020, con l'esonero stabilito per sette mesi e mezzo, quelli equivalenti al periodo di pandemia con lo stop pressoché generalizzato di mercati e fiere. E' uno step che «ripaga» di una serie lunghissima di manifestazioni della categoria alcune dai toni drammatici. Il costo del canone annuo di occupazione del posto nei mercati rionali e settimanali varia a seconda dalla città, essendo frutto di scelte autonome delle amministrazioni locali, le quali traggono da quei canoni una parte consistente delle entrate per imposte. A Latina la media del canone per un posto nei tre mercati settimanali è di circa 400 euro. Un operatore che ha posti assegnati in una città diversa ogni giorno arriva ad esborsi che variano tra i 3.500 e i 4.500 euro all'anno. Il documento che ha supportato il blocco anche per quest'anno del pagamento del canone è lungo e molto articolato, in realtà non contiene solo riferimenti alla crisi legata al covid per la chiusura di tutti gli spazi espositivi all'aperto. C'è dell'altro. Che una delle organizzazioni più attive nel settore, l'Ana-Ugl, riassume sotto la voce, «rivoluzione». Per la precisione la rivoluzione ha riguardato la modalità di acquisito dei beni, anche quelli di prima necessità e alimentari.

Tutta la percentuale di acquisiti in precedenza assorbita dai mercati settimanali si è spostata sulle superfici di vendita medio grandi e sull'e-commerce.
«Adesso - dice l'Ana-Ugl - si tratta di riportare i consumatori nei luoghi che prima frequentavano più assiduamente, nei mercati appunto, dove sapevano di trovare prodotti a chilometro zero e una sostanziale differenza nel prezzo rispetto al commercio fisso. Oggi le cose sono un po' diverse e quindi si tratta di riconquistare quella fetta di mercato ma è un fenomeno che richiede i suoi tempi, per tale ragione era importante avere un ulteriore stop sul canone».
In realtà la categoria degli ambulanti ha chiesto un'altra lunga serie di misure di sostegno che vanno oltre lo sconto o la sospensione annuale dei costi legati all'occupazione di spazi, al fondo del documento c'è la proposta di ripristinare e, anzi, aumentare il numero delle manifestazioni e delle «occasioni» in cui sarà possibile vendere all'aperto, dunque con un allungamento degli orari e un ampliamento degli spazi disponibili.

La scommessa vera passa dal ritorno alle fiere e agli appuntamenti che tradizionalmente attirano i consumatori. In pratica un intero sistema bloccato da oltre un anno. Come si ricorderà infatti le prime attività a chiudere furono proprio i mercati, a fine febbraio 2020. Il ripristino di questa attività e del lavoro dei commercianti ambulanti è stato progressivo e in un primo momento riferito solo ai generi alimentari. «Il ritorno alla normalità - dice l'Ana-Ugl - per i nostri operatori equivale alla possibilità di stare aperti e di farlo in sicurezza ma senza più aperture e chiusure a singhiozzo che disorientano e spesso mettono anche in difficoltà il consumatore. si tratta di riorganizzare spazi e tempi e noi abbiamo formulato le nostre proposte».