Toglieteci tutto ma non un buon caffè. Del resto siamo italiani, mica americani. Che sia normale, lungo, corretto, macchiato freddo o ristretto poco importa, basta che non si debba sorseggiarlo per forza in un bicchiere di cartone. E invece è proprio quello che sta accadendo, in nome dell'igiene e della prevenzione, da quando è iniziata questa infinita emergenza sanitaria: al bar addio tazzine, addio bicchieri di vetro e addio pure ai cucchiaini. Tutto, da più di un anno a questa parte, deve essere servito rigorosamente nei bicchierini di cartone e lo zucchero mescolato con le piccole palette di legno o plastica. E' l'era dell'asporto. Prendi e devi per forza portare via. Consumare all'esterno. Con buona pace di clienti e baristi: i primi perché devono sopportare le imposizioni ministeriali, i secondi perché devono sorbirsi pure i mugugni e le proteste dei primi. Sono i bar al tempo del Covid. Il maledetto virus che è stato capace di stravolgere, tra le tante, anche questa abitudine. E soprattutto per noi italiani è stato come subire un colpo al cuore. «Ci hanno tolto anche il vero caffè - è uno dei commenti più ricorrenti tra gli avventori dei bar -. Il rito di bere poggiati al bancone di primo mattino o durante le pause dal lavoro. Adesso, invece, siamo costretti a mandarlo giù all'esterno delle attività anche controvento o sotto la pioggia. In tutta fretta. E poi nel cartone non è la stessa cosa: ha un sapore diverso, inutile girarci intorno».

Dall'altra parte dei banconi le cose non vanno certo meglio. Anzi. I titolari, infatti, devono fare anche i conti con le perdite sin qui subìte che, a grandi linee, si aggirano su un buon 30% di media. «Mentre di aiuti ne abbiamo visti col contagocce e le spese sono rimaste sempre le stesse - spiega il proprietario di uno dei bar più frequentati di Terracina -. Le restrizioni hanno inciso in tutti i sensi. Tanta è stata la confusione. In molti casi non sapevamo nemmeno noi cosa poter fare e cosa no». Di certo in questa pandemia loro, i gestori, ne hanno viste e sentite di tutti i colori. «Un aneddoto su tutti? Un giorno viene un anziano e chiede un caffè al vetro. Gli abbiamo spiegato che potevamo servirglielo soltanto in cartone. Non lo ha voluto. Il giorno dopo è tornato con un bicchiere di vetro che si era portato da casa. Pensava fosse quello il problema».