Le imprese resistono, ma il clima di incertezza continua ad avere un impatto predominante sul tessuto economico locale. Potrebbe essere sintetizzata così, l'indagine congiunturale di Federlazio, presentata questa mattina in via telematica alla presenza degli associati, del Prefetto Maurizio Falco, del Questore Michele Spina e della presidente del Tribunale Caterina Chiaravalloti.

A distanza di quattordici mesi dallo scoppio della crisi economica e sanitaria, si è passati da una grande resistenza ed un assoluta incertezza ad un tiepido sentimento di positività ed una crescita di fiducia che può dare agli imprenditori quella speranza indispensabile per puntare su progetti di ripresa.

Il Quadro Economico Nazionale
La diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure restrittive messe in atto, hanno determinato, nel nostro paese, un calo pesante di tutti i principali indicatori economici nella prima parte dell'anno e un successivo recupero caratterizzato da fasi alterne di crescita e arretramento. Il Pil nel I semestre 2020 ha fatto registrare una riduzione del 18%. Nel III trimestre il recupero ha consentito di registrare un indice tendenziale di -5,2% rispetto allo stesso periodo del 2019 ma, nei mesi successivi, è tornato leggermente a calare e l'anno si è chiuso a -8,9%. Il livello della produzione industriale, che nei mesi del lockdown era calato del 43%, è risalito significativamente nella seconda parte dell'anno ma, a dicembre e gennaio scorsi, presentava ancora tassi negativi su base annua. Il fatturato delle imprese si è praticamente dimezzato (-47,2%) nell'aprile 2020 rispetto all'anno precedente, ma si è poi ripreso successivamente pur con indici tendenziali ancora negativi. L'export nel primo semestre aveva fatto registrare una diminuzione del 15,3% e l'anno 2020 si è chiuso in ripresa con una contrazione contenuta nell'ordine del 9,7% su base annua.
L'occupazione, nonostante il blocco dei licenziamenti, rappresenta di fatto il principale fattore di crisi con una contrazione su base annua di 456 mila unità -2,0% che, tuttavia, secondo quanto recentemente rilevato dall'Istat sarebbe ben più grave qualora si considerassero anche tutti i lavoratori in cassa integrazione da oltre tre mesi e sfiorerebbe la cifra di un milione di posti di lavoro persi da febbraio 2020 a marzo 2021. Le ore complessive di CIG erogate nel 2020 hanno superato i 4 miliardi.

Il quadro economico regionale
Il saldo tra le imprese nate e cessate è di +1,4% in tutto il 2020 (-0,32% il dato nazionale). Le esportazioni, che nel primo semestre si erano contratte del 26,3%, chiudono il 2020 a -9,3 % L'occupazione su base annua si è ridotta di 47 mila unità, dopo 2 anni di continua crescita, ma va anche segnalato che, nell'ultimo quadrimestre del 2020, si è registrata una significativa ripresa trainata dal lavoro in agricoltura e da una tenuta dei comparti industriali. A dicembre 2020 il numero di occupati in regione era inferiore di 5000 unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il tasso di occupazione, che era sceso al 59,4% nel terzo trimestre 2020, si è consolidato al 60,2% a fine anno. Nel considerare il quadro occupazionale non va sottaciuto il fatto che nel comparto dei servizi i posti di lavoro persi sono stati oltre 62.000. La CIG erogata nel 2020 è cresciuta del 1400% analogamente a quanto è successo in tutto il paese.

Il quadro provinciale
L'impatto del coronavirus sulle attività aziendali in provincia di Latina Partiamo come sempre dall'andamento del fatturato ed il primo dato che emerge è che il 50% delle imprese ha subito una riduzione del fatturato ma, a differenza di quanto emerso nella rilevazione precedente (gen./lug. 2020) solo il 9% rileva riduzioni inferiori al 30% mentre il dato precedente era del 34%. Il 21% indica stabilità di fatturato e ben il 23%, era il 7% nella precedente rilevazione, ha un fatturato in crescita. Nel complesso molto meglio del dato regionale. 
Buone notizie anche sul fronte dell'occupazione. Mentre nel 2020 erano il 68% le imprese che avevano fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni, a fine marzo 2021 solo il 18% aveva addetti in CIG e di questi solo per il 3% ha coinvolto oltre il 50% della forza lavoro. Anche l'utilizzo dello Smart Working è più che dimezzato e passa dal 38% del 2020 all'attuale 15%. Oltre il 90% delle imprese non prevede alcuna conseguenza negativa dalla revoca del blocco dei licenziamenti. I livelli di attività dei primi mesi dell'anno vedono il 24% delle PMI in rincorsa mentre il 21% stenta a riprendere i ritmi dell'anno passato. Oltre il 54% mantiene lo stesso passo dell'anno precedente.

Le aspettative future
La riduzione del fatturato dei prossimi mesi, viene prevista dal 34% degli intervistati e di questi il 16% si aspetta forti riduzioni. Di contro cresce la percentuale (28%) delle aziende che dimostra fiducia nella possibilità di rilevare un incremento. Il 56% delle imprese intervistate prevede un ritorno ad una situazione di equilibrio entro l'estate, mentre il 21% ritiene che i tempi per il ritorno alla normalità saranno pari o superiori a 2 anni. Sul fronte investimenti si torna, timidamente, a progettare e ad investire per il futuro. I due cardini principali individuati dagli imprenditori come leve indispensabili per il rilancio dell'impresa sono la riduzione del cuneo fiscale e costo del lavoro (67,5%), riduzione delle tasse sulle attività di impresa (61,3%). Restano rilevanti i temi degli incentivi e sostegno agli investimenti (41%) e la facilitazione per l'accesso al credito (21%). Tra le misure necessarie per rilanciare l'intero paese: riduzione della burocrazia (50%), ammodernamento infrastrutturale (36%) e investimenti nella formazione (28%). 

Le conclusioni
"Ancora una volta gli imprenditori danno esempio di tenacia e caparbietà e, nonostante le immense difficoltà determinate dalla Pandemia e una burocrazia che, nonostante tutto, continua ad ostacolare l'attività imprenditoriale, reagiscono non perdendo la fiducia, convinti di poter rilanciare la propria attività per riportarla ai massimi livelli - ha dichiarato il presidente Federlazio, Marco Picca - Le strade da percorrere sono state ormai individuate e passano per la digitalizzazione, la green economy, l'economia circolare e la formazione. Su questo
lavoreremo non abbandonando il dialogo aperto con le istituzioni per una sburocratizzazione massiccia che resta l'ultimo vero ostacolo per lo sviluppo di un azienda moderna. Dalle istituzioni ci aspettiamo un attuazione del PNRR che sia immediata ed aderente a quanto in essa previsto. In tal modo sarà possibile per tutti ricevere i benefici che devono necessariamente provenire dagli ingenti fondi che l'Italia avrà a disposizione per il rilancio del Paese".

"Un dato su tutti rende l'idea di quanto l'imprenditoria pontina crede nella ripresa del settore: oltre il 90% degli intervistati non prevede una riduzione del personale a seguito della revoca del blocco dei licenziamenti - ha aggiunto il direttore, Claudio Malagola - Ciò vuol dire fiducia nel futuro e voglia di ritornare ad essere aziende leader. Ora aspettiamo un passo altrettanto deciso dalle Istituzioni che dovranno affiancarci in questo processo dando gambe alle nostre richieste, prima fra tutte la sburocratizzazione.