L'amministrazione Coletta ha illustrato l'altro giorno ai «soci» del partito democratico, per l'occasione rappresentati dai consiglieri Enrico Forte e Nicoletta Zuliani, il progetto dell'architetto Simone Bove realizzato per conto di una società immobiliare che attraverso un progetto di finanza intende riqualificare lo spazio delle ex autolinee di via Pio VI. L'intervento proposto prevede una piastra commerciale con superfici importanti e un parcheggio multipiano interrato. Il progetto, che ha l'ambizione di fare da cerniera tra alcuni momenti urbanistici caratterizzanti l'assetto del centro storico, era stato illustrato per la prima volta all'amministrazione comunale di Latina nell'estate 2020, un anno fa, e questo vuol dire che se adesso il sindaco Coletta ha deciso di mostrarlo agli amici Dem è intanto perché la trattativa con la società proponente è andata avanti negli ultimi dodici mesi, al punto che alcune indiscrezioni suggeriscono che il progetto è prossimo all'approdo in conferenza dei servizi, e poi perché da qui al voto di ottobre Coletta ha bisogno del sostegno politico del Pd su tutto ciò che Lbc ha in mente di fare.

L'esito della presentazione, caratterizzata dalla illustrazione del progetto da parte dell'architetto Bove, non è probabilmente stato quello che il sindaco si sarebbe aspettato, dal momento che lo stesso Coletta ha chiuso l'incontro rinviando tutto a una prossima riunione, di carattere più squisitamente politico, con i segretari cittadini di Lbc e del Partito democratico.

E questo è un buon segno, perché al di là delle caratteristiche tecniche del progetto, la questione che l'intervento nel cuore della città pone è assolutamente politica.
Intanto l'ansia di mostrare alla città che questa amministrazione è anche capace di fare qualcosa, unita all'inesperienza che Lbc non è mai riuscita a scrollarsi di dosso, hanno trascinato Coletta sulla soglia di una madornale equivoco: il compito di stravolgere, ovviamente in meglio, l'assetto del centro della città, non è incombenza da affidare a un privato, per quanto abile possa essere in materia urbanistica. L'area dell'ex autolinea è un punto nevralgico, uno dei più strategici, per la fruizione del centro, perché in grado di mettere insieme il Piazzale dei Bonificatori e la direttrice di Viale Italia e Piazza del Quadrato con il Museo Cambellotti e Piazza San Marco, e attraverso il passaggio della Galleria del Corso capace di offrire uno sbocco sul Corso della Repubblica e Piazza del Popolo.

Basta questo per comprendere agevolmente che mettere mano allo spazio che si trova al cospetto del Palazzo Pegasol significa scommettere forte sul futuro della città, innanzitutto ponendo una seria ipoteca sulla prospettiva dei prossimi cinquant'anni di Latina.

Non sarebbe in ogni caso una scommessa facile, per quanto avvincente, e per affrontarla c'è bisogno sicuramente di farlo attraverso una scelta politica che sappia coinvolgere la città in tutte le sue componenti.
Se l'idea è quella di portare un progetto di finanza in conferenza dei servizi e da lì all'approvazione di un Consiglio comunale all'interno del quale la maggioranza ha i numeri per fare quello che vuole, il percorso è assolutamente sbagliato e anche un tantino poco onesto per l'impegno e la responsabilità che comporta. La storia di una città si cambia proponendo in via preliminare all'intera cittadinanza e alla sua rappresentanza al completo un'idea, e dal confronto costruttivo si dovrebbe passare poi al progetto e da lì alla fase della realizzazione dell'intervento o degli interventi che si ritengono necessari per mettersi sulla linea del futuro.
Tra undici anni Latina compirà il centenario di fondazione, una data che di per sé dice poco ma che potrebbe invece diventare importante nell'immaginario collettivo se con buon anticipo, cioè da subito, il 2031 venisse identificato come la data capace di segnare davvero il giro di boa di un percorso di storia e di vita fermo da almeno trent'anni.
Davvero Latina merita di essere cambiata da una società immobiliare?

La versione dell'assessore Emilio Ranieri e della consigliera comunale Celina Mattei

In margine al nostro articolo sul progetto di rivisitazione dell'area dell'ex stazione delle autolinee di via Pio VI, che quarant'anni fa era stato oggetto di uno studio e di alcuni disegni preliminari ad un eventuale progetto da parte dell'architetto Paolo Portoghesi, l'amministrazione comunale ha voluto opportunamente replicare affidandosi ad un intervento congiunto a firma dell'assessore ai Lavori Pubblici Emilio Ranieri e del Presidente della Commissione Urbanistica Celina Mattei. Ecco il testo integrale della nota che abbiamo ricevuto.


«Gentile Direttore,
rimaniamo perplessi nel veder riproposte sulle colonne del suo giornale pure suggestioni a seguito di una normale interlocuzione tra forze politiche.
Questa amministrazione sono cinque anni che si impegna per dotare Latina di proposte sostenibili da un punto di vista sociale, ambientale ed economico e che abbiano un respiro europeo.
Crediamo sia giusto partire da una ricostruzione corretta dei fatti, per poter avviare un confronto ampio e serio intorno ad progetto che crediamo sia una importante risorsa per la ripresa e la crescita della città.
Una nuova infrastruttura a servizio del centro storico diventa l'occasione per creare due luoghi in cui la collettività possa ritrovarsi e riconoscersi. Una piazza di pietra dove camminare, sostare e incontrarsi. Un luogo aperto alla città ma protetto, riscaldato dal sole invernale e al riparo dal calore estivo. Una piazza verde dove rifugiarsi, meditare e osservare la città in modo inedito.
Il progetto, già inserito nelle idee private che compongono il Bando delle Periferie "Latina anche città di mare", nasce dall'esigenza di dotare il Comune di Latina di una nuova infrastruttura destinata a parcheggio a servizio della recente ZTL del Centro storico della città per ampliarla e consegnarla ad uso moderno per il tempo libero, per la relazione e per il lavoro.
Un nuovo parcheggio interrato con capienza complessiva di circa 350 posti auto sostituisce quello esistente che attualmente occupa metà dell'area, a seguito della chiusura della restante parte per sopraggiunti problemi idrologici e strutturali. Senza entrare troppo nel tecnico, il progetto interviene inoltre sulla mobilità dell'intera zona, aumentando sensibilmente l'area pubblica chiusa al traffico veicolare ed estendendo la ZTL alla parte antistante il cortile del Museo Cambellotti e a buona parte di via Cattaneo.
Risultato di un attento studio della genesi urbana della città e della sua evoluzione morfologica, il progetto dello studio romano Wise Design degli architetti Balzanetti, Bove e Di Mario, si pone come obiettivo dichiarato la promozione del collegamento tra importanti spazi pubblici di interesse culturale, storico e monumentale, secondo il principio degli assi prospettici che ha guidato le scelte dell'architetto Oriolo Frezzotti nel progettare la Città di Latina.
Al di sopra del parcheggio multipiano nasce così un nuovo luogo pubblico che unisce direttamente Piazzale dei Bonificatori con il Museo Cambellotti, ricucendo l'asse urbano che ha origine in Piazza del Quadrato e che, attraverso Viale Italia e l'edificio postale progettato dall'Architetto Angiolo Mazzoni, raggiunge Piazza San Marco e l'omonima chiesa.
Lungo questo asse urbano che attraversa il Palazzo Pegasol, nasce una nuova piazza affiancata da servizi commerciali, diretta conseguenza della ricollocazione della galleria commerciale già esistente al di sotto del parcheggio negli anni poco utilizzata e scollegata dal contesto urbano. Attività concepite come indispensabile supporto alla vitalità di uno spazio pubblico, luoghi dove incontrarsi per condividere il momento di un caffè, di un gelato o di un aperitivo in compagnia.
Una piazza che sostituisce un parcheggio, progettata come un luogo dedicato alla collettività, accessibile tutti i giorni dell'anno, dove poter camminare, fermarsi e socializzare, dove poter scegliere se ripararsi dal sole estivo o goderne il calore invernale.
Al di sopra di essa è pensato un luogo nuovo e inaspettato. Un giardino sulla città, un punto di vista privilegiato da cui osservarla nei suoi monumenti e nel semplice scorrere della vita quotidiana. Un luogo arricchito da campi arbustivi e floreali, dedicato alla essenze vegetali autoctone, dove apprendere di più sulla biodiversità del nostro territorio o, semplicemente, passare il tempo circondati dalla natura al centro della città.
In generale crediamo sia opportuno ricordare come tutti i progetti di riqualificazione delle principali città europee siano stati possibili solo grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, in condizioni di forte partecipazione e condivisione tra le parti. In questo caso possiamo sottolineare che il progetto, dopo un passaggio informale alla Sovrintendenza che ha rilevato la capacità di integrarsi con il contesto urbano afferente, scaturisce dal coinvolgimento di tutti gli assessorati comunali, dall'Urbanistica alla Mobilità, dalla Ragioneria al Commercio fino ai Lavori Pubblici e sta compiendo i necessari passaggi amministrativi per arrivare a far esprimere in maniera puntuale l'interesse pubblico dalla massima assise comunale.
Non si tratta di urbanistica improvvisata ma di un percorso che ha coinvolto imprenditori e professionisti che lavorano in realtà europee e concepiscono questi progetti culturali in contesti sensibili come il risultato di un'analisi dettagliata e concreta».