E' partita ufficialmente l'ottava stagione estiva consecutiva in cui il litorale di Latina sarà fregiato dalla bandiera blu, il prestigioso riconoscimento che certifica la qualità di spiagge e acque di balneazione, a cui si è aggiunto di recente anche il riconoscimento dei pediatri per le spiagge a misura di bambino. Tributi che farebbero pensare al giusto traino per un turismo davvero di qualità e nel segno della ripartenza dopo una stagione segnata dalla crisi legata alla pandemia. Purtroppo invece la "Latina anche città di mare", come è denominata nel maxi progetto del bando ministeriale delle periferie, è tante cose insieme ma è molto lontana dall'essere "anche una città di mare". Quello che sembrava un augurio, essere finalmente anche una città che pone al centro la marina, oggi mette, piuttosto, in una luce paradossale lo stato del lungomare pontino le cui condizioni critiche sono state ben evidenti nella prima settimana di giugno. Basterebbero guardare gli ingressi del lido, quelli che dovrebbero segnalare il benvenuto a chi entra nella parte del territorio bagnato dalla costa. L'ingresso della marina di Latina dalla Casilina sembra un'entrata di servizio ad una città di periferia con a fianco del cartello segnaletico della bandiera blu, un ponte tutto arrugginito. Continuando ed entrando da quel lato del lido troviamo marciapiedi dissestati, impianti di irrigazione distrutti e buttati nelle aiuole, aiuole secche e disadorne, e tante opere da mettere in sicurezza con transenne (buche, alcune assi di legno delle pensiline delle passerelle divelte), senza voler considerare il cantiere in piazzale dei Navigatori i cui lavori dovrebbero terminare a fine giugno. E senza pensare alla videosorveglianza non funzionante da un anno e mezzo. Nella nostra passeggiata il massimo emblema del degrado è sicuramente rappresentato dai secchioni di Abc ex Latina Ambiente: le loro condizioni sono da reperto archeologico con strutture ridotte a scheletri senza coperture e con basculanti rotte. I residenti che iniziano a popolare le case estive lamentano da tempo, conq uesti cassonetti al fine vita, di trovarsi di fronte a discariche a cielo aperto che con le temperature afose diventano insostenibili per cattivi odori e insalubrità generale. Da tempo sulla marina secondo il vecchio cronoprogramma doveva partire la raccolta porta a porta, ma i ritardi tra mutuo chiesto da Abc e pandemia hanno relegato questo step alla fase 3 che dovrà essere avviato in coda ai quartieri Q4 e Q5. Insomma tra degrado e incuria generale tranne alcune isole felici (una di queste è il rinnovato parco Vasco de Gama che offre occasioni di gioco, arte e svago a famiglie e bambini) mettiamo in valigia anno dopo anno le solite costanti nel segno della mancata programmazione che si aggiungono ai fasti della disordinata edificazione realizzata negli anni 60/70, all'improvvisazione e al fai da te di tanti operatori volenterosi, ma lasciati soli sul fragilissimo ecosistema dunale e alle tracce di una costa funestata dall'erosione.