Un ente che si sfila dall'accordo di programma per il trasferimento della Finanza all'ex Icos, difficoltà che emergono via via su una operazione che sembrava definita, il sindaco di allora Giovanni Di Giorgi che ribadì, mettendo in mora il provveditorato che quell'accordo e qualsiasi sua modifica andava portata in consiglio comunale. Emerge tutto dalle carte inviate ieri dagli uffici lavori pubblici a margine della commissione trasparenza chiesta dal consigliere della Lega Massimiliano Carnevale dopo la sua richiesta di accesso agli atti di inizio maggio, convocata proprio per fare chiarezza sull'accordo per la realizzazione della Caserma della Guardia di Finanza e la realizzazione della sede universitaria a Palazzo M. Un documento che fu sottoscritto nel 2009 dalle Fiamme Gialle, dall'Università La Sapienza, dal provveditorato della Opere Pubbliche e dal Ministero, e che è ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Lazio.

La storia e le carte
Carte che dimostrano che era stata l'università La Sapienza, uno degli enti sottoscrittori a sfilarsi rinunciando agli impegni assunti sia per il lungo tempo trascorso dalla sottoscrizione senza che sia stato dato seguito a quanto concordato, sia perché l'insediamento del polo universitario sarebbe stato realizzato in altri edifici (ex tabacchificio ed ex Tari) messi a disposizione del Comune: siamo tra 2012 e 2013 e il carteggio tra enti si fa fitto, la Guardia di Finanza rappresentò che l'attuale occupazione di Palazzo M risultava idonea allo svolgimento delle attività istituzionali del comando provinciale visto il suo pregio e la sua centralità e fece presente che sulla base dell'organico di allora la destinazione alternativa dell'Icos poteva non rispettare il rapporti tra metri quadri e addetti previsti dalle norme. A quel punto l'agenzia del demanio a febbraio 2013 chiese all'università di formulare la rinuncia che rendono l'accordo non più attuabile.

La posizione di Di Giorgi
Dopo alcuni incontri in Prefettura sarà però l'ex sindaco Di Giorgi a scrivere contestando un verbale tra gli enti dove veniva erroneamente riportata la posizione di rinuncia del Comune ed evidenziando che tale risoluzione non poteva essere assunta dal sindaco essendo la decisione sul punto di competenza del consiglio comunale. E se successivamente la volontà politica è mancata per portare avanti e difendere quell'idea e quell'accordo, sicuramente è mancata anche la volontà di correggere tutto in consiglio. Ieri se ne è parlato anche in commissione trasparenza e dura è proprio la reazione della Lega che ne parla come di un esempio di gestione approssimativa della cosa pubblica da parte della maggioranza.