Si ricomincia daccapo nel corollario di speranze che accompagnano la Roma-Latina e che avevano caratterizzato gli ultimi cinque anni di contenzioso giudiziario sull'appalto.

Le imprese del settore delle costrizioni, che su questa grande opera avevano posto moltissime speranze e offerto tutta la collaborazione possibile, ora sanno che l'autostrada Pontina verrà realizzata in house, quindi salta il passaggio dei rapporti con la società che si sarebbe aggiudicata l'appalto in caso di affidamento a terzi come stabilito nel precedente progetto.

E cambia pure il rapporto con i sindacati degli edili che, lo ricordiamo, in questi anni hanno organizzato un presidio ogni sei mesi per chiedere di accelerare la procedura di affidamento, ferma dentro le maglie delle eccezioni di legittimità davanti al Tar prima e al Consiglio di Stato.

Tre anni fa sembrava fatta, finalmente, e fu costituito un comitato tecnico presso la Camera di Commercio, un soggetto etico che si era impegnato ad accompagnare e a controllare passo passo la realizzazione dell'autostrada.

C'era un che di romantico in quei passaggi, la fiducia che l'infrastruttura «più importante del centro Italia» fosse lì ad un passo. Non è stato così, il tempo passato tra la presentazione del progetto e la sua effettiva, possibile fino a un anno fa, realizzazione è stato troppo e ha reso quel progetto dell'ormai lontano 2001 desueto per il volume di scarichi inquinanti, per il suolo che avrebbe consumato in un pezzo d'Italia già fragile di suo e molto consumato da cemento e industrializzazione. Di più: ha reso il pedaggio un po' esoso, così come i costi di realizzazione, calcolati nella faraonica cifra di 2,7 miliardi di euro. Il prossimo progetto prevede un risparmio pari a circa un quinto, 650 milioni di euro per una serie di ritocchi, tra cui la annunciata realizzazione in house per mini-lotti.

Che l'autostrada così come era stata pensata ed appalta non fosse più realizzabile lo si era capito un anno fa, a ottobre la conferma che il Ministero e la regione andavano verso una modifica e che alla fine la gara sarebbe stata revocata dalla società autostrade per il Lazio. Che infatti ha assunto questa decisione il 10 giugno annunciando che il prossimo progetto rispetterà anche quella serie di canoni green che d'ora in poi saranno parte integrante delle grandi e piccole opere. Ciò che non è ancora cambiato è l'attesa di un raccordo più veloce e soprattutto più sicuro tra Latina e Roma. I calcoli effettuati prima delle modifiche indicavano un impiego di circa 6000 persone tra operai direttamente inseriti sui cantieri e l'indotto, con la partecipazione di almeno duemila aziende del settore.

Numeri in grado di sollevare il settore delle costruzioni in ambito pubblico e che sono ancora adesso alla base delle sollecitazioni delle parti sociali sulla tempistica che, a questo punto, resta legata soprattutto al reperimento dei fondi realmente necessari e alla loro erogazione.

In parte ciò che è accaduto è una vittoria anche delle associazioni ambientaliste che da almeno venti anni portano avanti una dura contrapposizione all'opera extralarge dell'autostrada Roma-Latina e che su questo fronte non hanno mai ceduto, organizzando anzi numerosi sit in proprio lungo l'attuale tracciato della strada, specie all'altezza dei raccordi e dell'ingresso nella capitale.