Almeno per ora, in attesa della decisione nel merito, le procedure di caratterizzazione preliminari ai futuri interventi di bonifica del sito inquinato di Sassi Rossi potranno continuare, ad opera del Comune di Aprilia che dalla Regione Lazio ha ottenuto nel 2018 finanziamenti specifici per le indagini ambientali.
A stabilirlo il Tar del Lazio che con l'ordinanza dell'11 giugno ha rigettato la richiesta di sospensiva della determina approvata dal dirigente del settore ambiente del Comune di Aprilia, in attesa di fissare il giudizio nel merito rispetto all'annullamento dell'atto che il ricorrente ha ritenuto lesivo dei propri diritti, al punto di rivolgersi al tribunale amministrativo. Durante la seduta del 9 giugno 2021 che si è svolta da remoto in videoconferenza, dopo aver udito le parti, il collegio presieduto da Antonio Vinciguerra e riunito in camera di consiglio, ha deciso di rigettare la domanda di tutela cautelare richiesta dall'avvocato del proprietario del terreno inquinato da altri a cavallo degli anni ‘70 e ‘80, ritenendo che: «allo stato attuale non sussiste il pericolo di pregiudizio grave e irreparabile per l'interesse del ricorrente».
Una decisione che, seppur provvisoria, segna un punto a favore del Comune di Aprilia, che dallo scorso anno, sotto la giuda dell'assessore Monica Laurenzi, ha impresso una decisa accelerata nel percorso che dovrebbe portare alla bonifica dei siti inquinati classificati come ad altissima priorità dalla Regione Lazio.
A finire nel mirino, la determinazione 13 dell'8 marzo 2021, con la quale il dirigente del settore Ecologia e Ambiente, all'esito della conferenza dei servizi, ratificava l'approvazione del piano delle indagini ambientali preliminari alla bonifica di Sassi Rossi. Un atto che, attraverso il ricorso presentato il 19 maggio 2021, è stato impugnato dall'attuale proprietario del terreno tra Casalazzara e Campoleone, acquistato solo nel 2005, quindi anni dopo la scoperta dei rifiuti interrati di cui l'ente ha conoscenza sin dal lontano 1984. Ravvisando da parte dell'ente violazione e falsa applicazione degli articoli 192, 239, 242, 244 e 250 del D Lgs 152/2006, eccesso di potere per carenza di presupposti nonché per travisamento ed erronea valutazione dei fatti, incompetenza, eccesso di potere per difetto di istruttoria, sviamento di potere e ingiustizia manifesta, il. ricorrente difeso dall'avvocato Emanuela Di Stefano, contestava infatti gli effetti di una determinazione che ha per effetto l'aggiunta del gravame dell'onere reale sul terreno, malgrado sul nuovo proprietario non possa ricadere la responsabilità di un inquinamento ambientale noto sin dal 1984. Nessuna certezza, secondo il ricorrente, può esserci sull'effettiva esigenza di porre in essere un intervento di bonifica, prima che vengano eseguite indagini preliminari sul posto. Ma proprio quelle indagini che hanno rischiato di bloccarsi, almeno fino alla pronuncia nel merito potranno proseguire.