«Se Latina non rispetta le prescrizioni della Regione sarà commissariata». Lo ha dichiarato l'assessore regionale Massimiliano Valeriani, ieri in Consiglio Regionale del Lazio, a margine del dibattito - e la successiva approvazione - della proposta di legge sull'istituzione dei distretti logistico ambientali.
Insomma, se mai ci fosse stato bisogno di ricordare che ormai Latina non può più rimandare l'inevitabile, ecco che l'assessore ha voluto sottolineare come la provincia deve assolutamente adeguarsi, altrimenti sarà un tecnico a scegliere per il territorio dove e quando realizzare un nuovo impianto. E in quel caso non ci sarà molto da fare, se non accettare le decisioni imposte.

Quella di Valeriani è stata una breve frase, oltretutto sintetica, ma che probabilmente ha colpito nel segno: è quasi passato un mese da quando il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha firmato l'atto di diffida nei confronti della Provincia di Latina, datato 28 maggio 2021, con cui la Pisana concedeva all'ente di via Costa 60 giorni (e non uno in più) per individuare l'area in cui realizzare un sito per la gestione dei rifiuti e diventare autosufficiente.
Ad oggi, però, ancora nessuno ha alzato la mano. L'ultimo che si è proposto è stato il sindaco Damiano Coletta, quando decise di vagliare la possibilità di utilizzare il terreno industriale di Borgo San Michele, per poi fare dietro front per le pressioni dei comitati cittadini e per la valutazione negativa di tecnici nominati dallo stesso Comune.
Questo è accaduto ancor prima della diffida firmata di Zingaretti, e da allora regna il silenzio. Nessuno ha ancora indicato un'area in cui realizzare la discarica e la strigliata di Valeriani - visto che sono quasi passati 30 giorni sui 60 a disposizione - dovrebbe mettere in moto i sindaci della provincia.

Come accennato, se ciò non accadesse, la Regione Lazio nominerebbe un commissario, il quale potrebbe decidere dove realizzare la discarica, senza alcun tipo di pressione, ma basandosi soltanto su fattori prettamente tecnici, a prescidnere dai malumori che tale scelta potrebbe causare nella popolazione.
«La delibera approvata oggi in Giunta - dichiarava il presidente Zingaretti lo scorso 28 maggio, a margine della firma sulla diffida alla Provincia di Latina - è conseguente alla sentenza del Tar di ieri e ne recepisce il dispositivo. Ora abbiamo 60 giorni di tempo (che oggi sono diventati poco più di 30, ndr.) per trovare una soluzione condivisa sui punti che anche il Tar reputa oggettivi, come la mancanza "di un piano impiantistico, anche alla luce del Piano di Gestione della Regione Lazio, volto a garantire l'autosufficienza nel trattamento, trasferenza e smaltimento dei rifiuti del Sub-Ato di Roma Capitale". La delibera è un nuovo tentativo per individuare sinergicamente con gli altri enti locali ed il Governo, le soluzioni adeguate a sventare l'emergenza rifiuti nella città. Mi auguro che lo stesso senso di responsabilità che sta mostrando la Regione, abbia un riscontro con atti concreti anche nella volontà degli altri enti locali di risolvere finalmente questo problema».
Insomma, la questione è chiara: Zingaretti ha voluto dare un'ultima chance agli enti locali, ha tentato di riunire tutti pacificamente intorno ad un tavolo e di discutere di un problema reale, che può essere risolto soltanto in un modo, ossia realizzando una discarica.