Sarebbe sicuramente troppo scontato e inopportuno pensare ad alcuni slogan da campagna elettorale e ad altri cavalli di battaglia sentiti lungo tutta la consiliatura per richiamare la bellezza come concetto chiave dell'attuale amministrazione. Non lo facciamo e ci limitiamo ad osservare come la bellezza, quella semplice fatta di pulizia, ordine, decoro, panchine riverniciate, strade linde, marciapiedi sicuri, non sia la categoria urbana che alberga nella nostra città e, in particolare, in alcuni spezzoni di essa, proprio quelli principali attorno al nucleo di fondazione che qualche turista potrebbe azzardarsi a percorrere per farsi un'idea di Latina.

Se così facesse vedrebbe quello che abbiamo visto noi, ad esempio, a piazzale Prampolini in una giornata di estate resa asfissiante non solo dal caldo, ma dallo spettacolo offerto. Totem pubblicitari scrostati, panchine da riverniciare per fortuna accanto ad altre sostituite (c'è anche qualcosa di buono da notare!), marciapiedi sconnessi, parcometri arrugginiti, cassonetti ormai ridotti a impalcature sconnesse e tenute aperte alla «io speriamo che me la cavo» in attesa che arrivi il porta a porta a redimerli e sostituirli.
L'azione più insicura e pericolosa da compiere risulta però semplicemente e paradossalmente quella di camminare (senza voler pensare a chi è portatore di handicap) su marciapiedi resi impraticabili dai lavori per l'illuminazione che hanno reso il centro un tappeto di toppe circondate da reti di cantiere e che in pochi metri quadrati in piazzale Prampolini rendono difficoltoso il transito. Poco male se non fosse che ai lavori resi necessari da nuove opere si aggiunge uno stato della pavimentazione disastrosa anche dove non c'è l'alibi dell'intervento in corso d'opera.

Siamo a pochi passi da piazza del Popolo, vicinissimi allo Stadio, alla piscina comunale e all'oratorio San Marco in una zona ad alta densità di frequentazioni giovani alla quali si mostra impunemente quanto poco si abbia a cuore l'aspetto di una città. Sapevamo quanto fosse difficile, perché conosciamo da dove veniamo, programmare eventi di qualità in strutture chiuse per ristabilire la sicurezza come teatro, biblioteca o impianti sportivi, mettere mano ai buchi neri del centro come Palazzo Key o l'ex mercato Coperto, trovare insomma nuovi scenari per cambiare l'immagine del cuore della città. Ma quello che non riusciamo a comprendere è perché non si riesca ancora dopo tanto tempo a sopperire all'assenza di manutenzione e alla mancanza di decoro urbano per evitare che la città mostri quello che fino ad oggi è stato il suo stato costante, una dequalificazione radicata e progressiva con chiusura di negozi, assenza di interventi di arredo e di serie politiche del turismo a partire da quello che dovrebbe essere il suo cuore pulsante, il centro della città. Continuare a sperare nella bellezza è un diritto, ma assicurarla dove averla promessa alla città era tra i primi doveri da rispettare.