All'indomani dell'ordinanza di chiusura del Centro Morbella il legale di fiducia del presidente del Consorzio degli operatori della struttura di via Picasso si era scomodato per annunciare alla redazione del nostro quotidiano che 48 ore più tardi, cioè lunedì scorso 26 agosto, il centro commerciale avrebbe riaperto i battenti perché una ditta era già al lavoro per ovviare a tutti i rilievi posti dai vigili del fuoco all'esito di un sopralluogo effettuato verso la metà di giugno.

Le cose non sono andate così. Anzi, è molto improbabile che qualcosa possa cambiare anche da lunedì prossimo, 1 agosto.

Il presidente del Consorzio Operatori Morbella, Salvatore Centola, non ha voluto saperne di incontrare l'assessore alle attività produttive del Comune di Latina, ma soprattutto non ha mai incontrato i soci del Consorzio, cioè gli operatori della struttura commerciale che da dieci giorni si vedono costretti a restare fuori dai rispettivi negozi, con tutto quello che ne consegue: danni per la mancata attività; ripercussioni drastiche sul personale dipendente; effetti devastanti per l'immagine del centro commerciale, ma anche per il suo futuro operativo.
La latitanza del presidente Centola non ha meravigliato nessuno: è la stessa persona che non ha informato i consorziati delle attività poste in essere dai vigili del fuoco, né delle determinazioni assunte dal Suap del Comune di Latina dopo che gli stessi vigili del fuoco avevano trasmesso in Piazza del Popolo le loro conclusioni sullo stato dell'arte in fatto di rispetto delle misure antincendio e di sicurezza all'interno del Centro Morbella.

E che i rapporti tra Centola e gli operatori della struttura commerciale siano deteriorati da circa un paio d'anni, non è un mistero per nessuno in città, nemmeno per i magistrati della Procura della Repubblica di Latina, che da qualche tempo sono alle prese con esposti e denunce sulle condotte del presidente. Condotte che qualcuno potrebbe anche aver considerato ineccepibili, e frutto di dissidi tra commercianti, e sulle quali si viene ora chiamati a riflettere, senonaltro per via della attuale stonata assenza dalla ribalta del grosso problema che ha investito il Morbella. Ma è proprio questo il tasto dolente: c'è davvero in giro la percezione che la chiusura del Centro Morbella sia un grosso problema?

La politica non se n'è occupata, ammesso e non concesso che qualche brandello di politica esista ancora in questa città dove il centrodestra è incapace perfino di trovare un candidato sindaco, o dove la sinistra è perfino pronta a rinunciare al simbolo per mettersi a rimorchio del sindaco uscente. Nemmeno il sindaco della città ha incontrato i commercianti, anche se per questa incombenza c'è l'assessore Lepori, che ha fatto quello che doveva o che poteva. Forse neanche la Procura ha preso sul serio una ventina di commercianti storici della città che si sentono in pericolo all'interno di una struttura di cui sono comproprietari. E lo stesso pare faccia il Tribunale, visto che una richiesta urgente di rimozione dalla carica di presidente del Consorzio Morbella ha avuto come esito, giusto ieri, la fissazione alla data del 23 settembre prossimo di un'udienza di discussione in contraddittorio, con possibilità di produrre memorie fino al 10 settembre.

Sarà pure tutto corretto e tutto giusto. Ma è possibile che dopo un anno e mezzo di emergenza Covid, durante la quale l'economia è rimasta stritolata e i negozi sono rimasti a lungo con le serrande abbassate, una città intera non sappia andare in soccorso di un presidio di operatori che rappresentano un pezzo della parte buona dell'economia e del lavoro di Latina? E stavolta non si tratta soltanto dei commercianti, ma anche dei loro dipendenti, una sessantina soltanto per il supermercato Conad chiuso in via Picasso, un centinaio in tutto con le altre attività colpite. E se proprio la politica e le istituzioni non ce la fanno ad andare in soccorso di chi subisce gli effetti di un problema come quello in atto, potrebbero almeno provare a stare accanto a quella gente. Anche soltanto cercando di capire cosa stia accadendo davvero dentro quella struttura, che in fondo resta la prima del genere realizzata trent'anni fa a Latina.