«Ciao, non ci vediamo domani». «No, non so cosa farò, ormai sono fuori penso fino al 2023, quello è il termine finale». Voci di cassintegrate dentro i corridoi del supermercato Panorama di Latina Fiori nell'ultima mattina di attività prima che questo punto vendita abbassi le serrande e stavolta per sempre. Gli scaffali sono vuoti come non si erano mai visti, scatoloni accatastati con le ultime offerte, pochi clienti e alcuni nemmeno sanno che cosa sta succedendo. L'atmosfera è surreale, come fosse scoppiata una guerra da qualche parte e tutti avessero iniziato a fare provviste. Qualcuno sta piangendo dietro il banco dei salumi ed è la prova che la guerra (quella del lavoro) è scoppiata davvero.

Qui dentro, in un supermercato alimentare, una di quelle «attività essenziali» che non hanno chiuso nemmeno nei momenti più bui del covid 19 di marzo del 2020 in cui potemmo fare a meno di ogni cosa, ma non del nostro supermercato sotto casa. Al cambio del turno le commesse del mattino vanno via con bustoni pieni di «ricordi», chiavi, maglietta dell'azienda, appunti, un'agenda con i turni. «Non sono arrabbiata - dice - ma ormai non voglio nemmeno comparire col mio nome. Amarezza sì, tantissima. Abbiamo fatto tutto ciò che si poteva, blocchi, corteo con le bandiere ma alla fine era tutto già deciso, già scritto. La verità è che questa nostra storia non interessa quasi a nessuno, forse se si fosse trattato di una fabbrica ci sarebbe stata maggiore attenzione, oppure è cambiata l'attenzione di tutti verso i problemi di chi perde il lavoro».

L'atmosfera di smobilitazione dentro il supermercato Panorama deborda, l'intero centro commerciale ieri non era già più lo stesso. Per 27 anni ha rappresentato un mix di novità commerciali e proposte a metà strada tra la cultura e lo spettacolo, spesso si è prestato ad essere luogo di eventi. A trasformarlo in ciò che appariva ieri sono stati tanti fattori: i dipendenti del gruppo Pam sono in cassa integrazione da sei anni e la chiusura è stata decisa ufficialmente per un crollo inesorabile del fatturato. Ma nel corso della lunga trattativa finita ieri è emerso anche altro, per esempio i rapporti ormai irrecuperabili tra il gruppo Pam e la proprietà dei locali, la società Latina Fiori, appunto. Mentre tutto dentro il supermercato si sta svuotando, letteralmente, il piazzale esterno è già vuoto, infiammato dai 35 gradi dell'ultimo giorno di luglio, immerso nella polvere, senza alcuna traccia degli uffici amministrativi di società pubbliche e private che ruotano attorno all'agglomerato di Latina Fiori. Le loro sedi (pure) sono vuote. I bar attorno sono vuoti, gli angoli attorno al piazzale sono abbandonati e, ironia del destino, restano solo i brandelli delle bandiere dei sindacati usate nell'ultimo presidio. «Non è finito solo il nostro lavoro - dice un commesso - è finito tutto qui. E' la filosofia del ‘si salvi chi può'. Una città che ha molti più supermercati che scuole, ho detto tutto. Qui dentro c'era un piccolo mondo, un'economia su cui si reggevano tante famiglie, che adesso non si sa come andranno avanti, a parte l'assegno della cassa integrazione cosa avranno?».

Il clima torrido non ha aiutato questa vertenza, passata anche attraverso un referendum indetto dalla Uiltucs, nel quale i lavoratori hanno espresso parere negativo all'accordo proposto dall'azienda, che è passato lo stesso. Mentre accadeva la città stava pensando ad altro, al problemone dei rifiuti lasciati in strada perché l'impianto di conferimento aveva chiuso all'improvviso. E così all'urna sul referendum dei lavoratori di Panorama ci è andato solo il sindaco Damiano Coletta che si era offerto di mediare ma anche quello è stato inutile. Si è capito che il gruppo Pam non vedeva l'ora di andarsene da Latina e dimenticare quel punto vendita. Una fretta simile a quella degli ultimi clienti del supermercato che corrono via nel parcheggio bollente, stanno scappando dall'inferno delle temperature di luglio e da un luogo che per molti è diventato un inferno.