Tra esposti, polemiche e anche fratture interne al sindacato sta andando avanti l'estate feroce di facchini e commessi che compongono il variegato mondo della logistica. E che non si fermano nemmeno quando gli altri sono in ferie perché quel settore è, appunto, strategico. Qualcosa è cambiato però e i circa 1500 operatori del settore, paragonabile nel suo complesso quasi ad una fabbrica, si preparano all'autunno più caldo di sempre. L'inizio dell'estate è stato anche l'avvio di una trattativa difficile per l'applicazione del contratto di categoria, finora appannaggio a meno della metà di tutti quelli che lavorano nel settore. A cambiare in modo determinante l'assetto interno sono stati alcuni fattori nuovi dell'economia locale, intanto il potenziamento di due delle piattaforme già esistenti che si sono trovate a dover far fronte ad un numero di spedizioni pari quasi al doppio dell'anno precedente (causa covid) e poi l'annuncio dell'apertura di un terza piattaforma di grandi dimensioni a Cisterna di Latina capace di assorbire altre 400 unità e per la quale non è nemmeno iniziata la trattativa sui contratti.

I quali potrebbero essere «delegati» alle forniture di cooperative esterne, ossia esattamente la causa scatenante di tutti gli scioperi di giugno scorso in diverse città italiane. «Il dialogo con questi lavoratori è costante anche se complicato - dice Vincenzo Coriddi della Cgil - noi cerchiamo di concludere accordi che attuino il contratto nazionale di categoria e ciò equivale ad una sorta di emersione. Ricordiamo sempre che il settore della logistica è quello che ha avuto il maggiore sviluppo durante la pandemia e che quindi i lavoratori di quel comparto dovrebbero beneficiarne in sede di regolarizzazione dei contratti». E' quanto, in fondo, prevedeva il protocollo stipulato a gennaio scorso tra i sindacati e Confindustria col quale le parti sociali si sono impegnate a «mettere ordine» in alcuni settori delicati do l'arrivo dei finanziamenti del Piano nazionale di ripartenza avrebbe dovuto portarsi dietro una sorta di regolarizzazione su vasta scala. I settori individuati erano tre: turismo, agricoltura e logistica. Di quel documento è rimasto l'impegno ma nei mesi successivi è accaduto molto altro: una quota consistente di lavoratori della logistica ha fatto sentire la propria vice con denunce di ordine penale tale è il gap esistente con i contratti di categoria. Nello stesso tempo il nord della provincia di Latina sta riposizionando una serie di infrastrutture e piattaforme per inserirle nella rete nazionale di distribuzione.

Nei fatti è un settore «in via di sviluppo», forse uno dei pochi in grado di creare occupazione, seppure a bassissimo reddito e con una conflittualità molto elevata. Gli altri due settori individuati come «da regolarizzare» non sono messi meglio e nel caso dell'agricoltura esso è strettamente connesso col la logistica perché ne rappresenta quasi il 40% della domanda di servizi di trasporto e facchinaggio (stoccaggio dei prodotti freschi e packaging).