Prevenire, per lui, resta il termine più importante. E non solo per il ruolo di responsabile del Dipartimento di prevenzione che ricopre nella Asl di Latina, ma perché sa bene che solo anticipando le mosse del nemico si può avere la speranza di limitarlo in una prima fase e di sconfiggerlo in quelle successive. A maggior ragione quando ci si trova di fronte a un avversario minaccioso, subdolo e incorporeo come un virus. In questo caso il Sars-CoV-2. Che però è ancora tra noi e per restarci sta facendo leva, adesso, soprattutto sui più giovani e sulla loro inconsapevolezza, più o meno veritiera.
Ed è proprio ai ragazzi che il dottor Antonio Sabatucci, dal 2 giugno anche Cavaliere della Repubblica Italiana per l'impegno e i risultati ottenuti sul campo, si rivolge in questa fase dell'emergenza sanitaria che, a molti, potrebbe sembrare indecifrabile.

Però non lo è, giusto dottore?
«Noi prendiamo atto dei dubbi che hanno le persone, ma allo stesso tempo abbiamo il dovere di dire come stanno le cose con i dati e i riscontri oggettivi che analizziamo e valutiamo tutti i giorni. E adesso diciamo che non possiamo permetterci di abbassare la guardia perché il virus ha ripreso forza».
Spinto da quella variante Delta che sembra prediligere proprio le nuove generazioni.
«Mutazione che è predominante anche in provincia e che colpisce tanti giovani. Senza contare che ultimamente stiamo registrando diversi ricoveri di bambini. Il punto è che l'età media dei positivi si è di molto abbassata e che tanti non sono ancora vaccinati sia fra i ragazzi che nelle persone di altre fasce d'età. Purtroppo va detto che la ripresa della scuola ci darà l'esatta percezione dei ritardi che si stanno registrando nella campagna di vaccinazione, perché una buona fetta del personale scolastico non è vaccinato così come non lo sono parecchi minori. E' a settembre che ci aspettiamo una risalita del numero dei positivi».

E qui si inserisce il discorso legato ai cosiddetti "no vax". Chi per scelta sta rifiutando il vaccino. Lei cosa ne pensa?
«Il problema reale non sono più le dosi a disposizione ma il rifiuto di tanti a vaccinarsi. In questo senso non nascondo di essere d'accordo con quanti vorrebbero l'obbligo vaccinale. Bisogna che la gente prenda coscienza del rischio a cui tutti andiamo incontro. E quello che a cui stiamo assistendo soprattutto nelle città rivierasche, con assembramenti continui e il mancato rispetto delle regole di base, non fa altro che confermare quanto sia lontana, in tanti, questa consapevolezza del pericolo».

Le istituzioni, però, stanno facendo la loro parte.
«Una grossa mano ce la sta dando il coordinamento istituzionale che parte dalla Prefettura: sono aumentati i controlli delle forze dell'ordine negli esercizi pubblici e negli stabilimenti balneari per il rispetto delle norme anti-Covid. Anche il ruolo dei referenti Covid nelle strutture ricettive ci sta permettendo di intervenire tempestivamente per contenere i contagi. E sta rispondendo bene anche la comunità indiana nonostante l'adesione delle donne sia decisamente inferiore a quella degli uomini».