Il 1 ottobre è una data che inizia a far paura agli italiani: sarà allora che si saprà finalmente (e purtroppo) a quanto ammontano i rincari delle bollette di luce e gas. A stabilirlo sarà l'Arera - Autorità per l'Energia - e stando a quanto dichiarato dal Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, si potrebbe arrivare ad un aumento di 100 euro all'anno per la luce e 400 euro per il gas. Più in generale, si prevedono rincari fino al 40%.
La causa degli aumenti è da attribuire al Covid, o meglio, ai vari lockdown e ai rallentamenti dei comparti produttivi. Poi, con l'arrivo dell'estate, c'è stata un'accelerata sull'aumento dei prezzi, soprattutto riguardo all'energia.

Naturalmente, questo aumento non ha nulla a che fare con "l'effetto vacanze", bensì - secondo l'Istat e come riportato da prontobolletta.it - la causa è da rintracciare nei beni energetici, protagonisti di un aumento di prezzo del 29% per la componente regolamentata e dell'11,2% per quella non regolamentata.
A pesare è soprattutto il costo delle materie prime, aumentato a causa dei rallentamenti dovuti dalla pandemia. Basti pensare che, solo nell'ultimo anno, il petrolio ha fatto registrare un +248% e il gas naturale il +545%. A questo bisogna aggiungere la crescita del costo dei permessi di emissione di Co2 del mercato italiano, che ha pesato per il 20% sull'aumento del prezzo, passando dai 15 euro del 2019 ai 55,68 euro di agosto 2021.
Cosa cambierà, dunque, per una famiglia di Latina? Nel capoluogo, dove la spesa media è di 233,33 euro per nucleo familiare, si potrebbe arrivare a pagare 322,2 euro (sempre di media, a fronte di 89,2 euro in più, ossia il 40%).

Una serie di rincari che sono stati in parte arginati dal Governo italiano, con lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro per aiutare i contribuenti a sostenere i costi. «Nell'ambito della leale collaborazione istituzionale, abbiamo supportato tecnicamente la scelta di intervento del Governo - ha spiegato il presidente dell'Arera, Stefano Besseghini - Senza il decreto l'aumento delle bollette sarebbe stato molto più pesante. Tenendo conto della tendenza internazionale all'aumento dei prezzi delle materie prime e delle scelte europee sulla limitazione dei gas serra, appare ancora più importante consolidare l'utilizzo dei proventi delle aste dei permessi di emissione CO2 a contenimento delle bollette».
Per farla breve, si dovrà pagare di più perché non si può fare altrimenti. Eppure, questo aumento dei costi non farà bene a nessuno. A dirlo è la Coldiretti, secondo cui ci sono almeno due effetti negativi di cui tener conto: il primo riguarda le famiglie, che vedranno ridotto il loro potere di acquisto; dall'altro le imprese, che dovranno far fronte ad un ulteriore aumento dei costi.

«A subire gli effetti del caro prezzi – spiega la Coldiretti – è l'intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% su prodotti freschi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. Su questo scenario pesa il deficit logistico italiano per la carenza o la totale assenza di infrastrutture per il trasporto merci che costa al nostro Paese oltre 13 miliardi di euro con un gap che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea».