La pioggia battente questa mattina non ha fermato le celebrazioni del 4 novembre per la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, occasione in cui ricorreva il centenario del Milite Ignoto. Dopo la funzione religiosa celebrata dal vescovo monsignore Mariano Crociata presso la cattedrale San Marco, alla presenza delle autorità civili e militari della provincia pontina, il prefetto Maurizio Falco ha passato in rassegna i corpi militari schierati prima di commemorare i caduti di tutte le guerre deponendo una corona d'alloro presso il monumento all'interno del parco Falcone Borsellino.

«Se pensiamo bene, chi è il milite ignoto? Ha ancora un senso ricordarne l'esempio? Oggi a distanza di un secolo? - ha invitato a chiedersi il prefetto Falco nel corso del discorso - È un valoroso caduto il cui corpo non è stato riconosciuto ma che per i propri familiari è un ricordo costante, un amore che non è tornato più a casa, un disperso, un affetto perduto. Ricordarlo oggi è restituire a quel corpo senza nome il riconoscimento e la riconoscenza della nostra comunità, perché a lui, quale simbolo più efficace dell'unità nazionale, insieme alla bandiera e all'inno, che dobbiamo il ringraziamento per essere una società democratica, libera e civile, con alle spalle quasi 80 anni di pace».

Si è rivolto soprattutto ai giovani Maurizio Falco: «Ascoltate la voce forte dell'esempio di quelli che in gioventù non hanno avuto alternativa tra il contestare e lo scendere in trincea ed esporre la propria incolumità per il bene della Patria. È questo che il messaggio del milite ignoto dovrebbe incardinare in voi, ricordandovi il valore della libertà che si percepisce chiaramente solo quando è da riconquistare. Per loro, per i nostri eroi senza nome, dobbiamo accettare che la libertà non è mai un dono gratuito ma è frutto dei sacrifici e delle sofferenze. Allora come oggi, di persone che erano ragazzi come voi e che hanno dato la vita per consentirci di beneficiare del bene meraviglioso di essere liberi. Un bene che si palesa sempre più esteso nell'ambizione e per questo sempre più fragile nella applicazione; ma che è nostro dovere, oltre che interesse, preservare e conservare soprattutto per chi verrà dopo di voi».
Associandosi alle parole del Capo dello Stato e del Ministro della Difesa, infine, il Prefetto ha esortato i presenti a mantenere una salda fiducia nelle istituzioni, eterna garanzia di civiltà, democrazia e libertà.