La prima grana per la seconda consiliatura Coletta arriva da un fronte che sembrava vaccinato alle critiche, quello dei servizi sociali, gestito fino alle elezioni di ottobre, dall'ex assessore Patrizia Ciccarelli che ha lasciato il testimone a Francesca Pierleoni. A finire sotto accusa sono gli avvisi pubblicati dal Comune di Latina relativi a procedure di coprogettazione per l'affidamento a enti del terzo settore dello svolgimento di varie attività inerenti la fornitura di servizi sociali, pubblicati tra i 12 e il 16 novembre. Si tratta di procedure importanti per oltre 11 milioni di euro complessivi, una per servizi di informazione e segretariato sociale da 5 milioni e 800mila euro, l'altra come "misure per il sostegno e l'inclusione sociale del distretto Latina 2" del valore di 3.363.602,41 e l'ultimo per "Sistema di servizi e interventi per l'emergenza sociale del distretto Latina 2 da 1.959.873,81.

A metterne in dubbio la struttura e i dettagli tecnici sono il Forum Terzo Settore e Legacoopsociali Lazio in una nota a firma della portavoce del Forum Francesca Danese e dalla responsabile di Legacoopsociali Lazio Anna Vettigli. La nota è indirizzata al sindaco Coletta, alla dirigente dei servizi sociali Emanuela Pacifico, all'assessore ai servizi sociali della Regione Lazio Alessandra Troncarelli e alla direttora regionale dell'Inclusione sociale Ornella Guglielmino. I due sodalizi che rappresentano il terzo settore nel Lazio accolgono con sorpresa e preoccupazione i bandi di coprogettazione del Comune, chiedendone la revoca, e scrivono: «Le scriventi Associazioni stanno facendo una valutazione legale del dettaglio dei bandi predetti al fine di intraprendere e/o supportare eventuali iniziative di informazione, contrasto alle irregolarità, anche, se occorrerà, in ambito giudiziario, nel caso in cui i medesimi bandi non vengano immediatamente revocati». Secondo le due associazioni questi bandi «si configurano come delle vere e proprie procedure di appalto. Non sono infatti rispettati, se non figurativamente, l'articolo 55 del Codice del Terzo Settore (CTS) e il decreto del Ministero del Lavoro n. 72/2021, i quali mirano a realizzare il coinvolgimento attivo degli Enti di Terzo Settore (ETS), il che "significa, anzitutto, sviluppare sul piano giuridico forme di confronto, di condivisione e di co-realizzazione di interventi e servizi in cui tutte e due le parti - ente del terzo settore e pubblica amministrazione - siano messe effettivamente in grado di collaborare in tutte le attività di interesse generale». Quel che ne deve derivare è l'instaurarsi di un rapporto tipico dell'appalto o della concessioneche è invece fondato sulla relazione cliente-fornitore ed è regolamentato da altre leggi e su tutte, il Codice dei Contratti Pubblici. «Tutto il contrario - scrivono - di quanto è contenuto negli avvisi e nei "documenti di massima" delle procedure appena indette dal Comune di Latina, tutte protese ad individuare un fornitore di servizi con il quale sottoscrivere un contratto di appalto per la gestione di servizi definiti dalla PA fino al minimo dettaglio quanto a finalità, approcci di intervento, target, risultati attesi, sedi di intervento, personale da impiegare, obblighi, modalità di fatturazione, cauzioni, penali ecc. ecc.

È lampante quanto i "documenti di massima", le "proposte progettuali", le "convenzioni", gli "enti attuatori di progetto", "le richieste di rimborso", le "note di debito" non siano, nella sostanza, che capitolati d'appalto, offerte tecniche ed economiche, contratti d'appalto, appaltatori, fatture». «La normativa da applicare - scrivono - date queste esigenze della pubblica amministrazione (che non si contestano e che sono, in sé, del tutto legittime), non è il codice del terzo settore ma il codice dei contratti pubblici, il quale ultimo prevede vincoli precisi a garanzia dell'applicazione dei principi di trasparenza, libera concorrenza, imparzialità, parità di trattamento e proporzionalità, per procedure relative ad importi che sono decisamente sopra soglia. Una su tutte: un tempo congruo per la presentazione delle offerte tecniche ed economiche, che non può ridursi a 8-10 giorni di calendario per motivi di "somma urgenza». Per queste ragioni Vettigli e Danese chiedono la revoca e la sospensione dei bandi in autotutela, una tegola per una giunta in partenza e per un'assessore al welfare, la Pierleoni, appena insediata.