Presto la sede dell'ex Banca d'Italia in piazza della Libertà diventerà del Comune di Latina che ha offerto poco più di 3 milioni di euro per acquisire un edificio di valore storico nel cuore della città, 3800 metri quadri di cui 3300 di superficie commerciale. Una offerta accettata con un iter che ora procede con la determina del servizio Finanziario e Partecipate, datata 22 dicembre 2021, per la registrazione del rogito e degli atti con una ricostruzione puntuale di tutta la storia dell'edificio di Fondazione della città, di proprietà privata e con una serie di vincoli per la sua acquisizione. Come si legge nell'atto sono state poste in essere tutte le attività finalizzate alla formalizzazione del contratto di prestito con Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., così da procurare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dell'acquisto dell'immobile. 3.155.000 euro il prezzo stimato dall'ufficio, ben al di sotto dei 5 milioni di euro iniziali ma poi sceso ad un valore di mercato considerato più congruo. Quello che però stona in questa storia che tutto sommato si presterebbe a un finale con i fuochi d'artificio, quello di un Comune che acquista un bene storico per renderlo il cuore di usi e funzioni prestigiose è la destinazione finale, ben al di sotto delle aspettative. Cosa ci farà il Comune con la Banca d'Italia è stato spiegato proprio nel consiglio comunale di agosto scorso che ha formalizzato l'acquisizione dell'immobile.

«Acquisiamo un bene storico della città e copriamo le spese delle locazioni passive del Pegasol – spiegò la giunta Coletta di sei mesi fa - ma siamo aperti a possibilità future per progetti pubblici e per farne un luogo di musei, arte e cultura». Ci auguriamo che diventi presto luogo di musei e cultura e nel frattempo spostare qui gli uffici è quasi un controsenso dal momento che ci sono invece uffici sradicati dal centro non in tempi remoti, come l'anagrafe, e altri parzialmente vuoti come quelli alle Autolinee. Ne ha spiegato in commissione e in consiglio le motivazioni ragionieristiche il dirigente Diego Vicaro, argomentando che il Comune ha diversi immobili in fitto passivo come il Pegasol dal 2006, (da cui l'ente, dovrebbe andare via dal 2023) per cui paga 170mila euro per 1300 metri quadrati più 10mila euro di condominio, qui invece il piano di ammortamento sarebbe inferiore ai 140mila euro con mutuo di 29 anni, e il Comune risparmierebbe 30mila euro avendo però a disposizione 3800 metri quadrati.

Ha senso condurre tale operazione finanziaria per ritrovarsi un cumulo di uffici a Piazza della Libertà? Evidentemente per il sindaco Coletta sì che ha lasciato intendere altri utilizzi nel tempo. Sarà necessario dunque necessario spostare qui gli uffici comunali a piano inferiore dello stabile per ragioni economiche, ma poi si dovrà ragionare necessariamente e in fretta su come utilizzare gli altri spazi. Per non firmare uno spreco colossale dal momento che si tratta di spazi che equivalgono quasi a 2600 metri quadrati tra piani interrati, piano rialzato, piani con archivi e alloggi e parte del caveau. Lo aveva detto bene Fratelli d'Italia che aveva immaginato ben altri usi per lo stabile: «Ci auguriamo che l'ex Banca non venga usata per meri calcoli ragionieristici, per spostarci giusto qualche decina di dipendenti comunali da una parte all'altra e risparmiare su altri affitti o mutui. Su questo non siamo d'accordo. Dobbiamo riempire i 3.000 mq di Banca d'Italia di giovani e di ragazzi, dobbiamo renderla cuore pulsante del centro storico».