Hanno mandato avanti la più giovane del gruppo, Valeria Campagna, a meno che non si sia buttata avanti da sola per rintuzzare le critiche che probabilmente le saranno piovute addosso dal pezzo di mondo che rappresenta e che alle ultime elezioni le ha dimostrato di cosa può essere capace (il mondo che la sostiene, naturalmente).

Fatto sta che il più giovane consigliere di Lbc, la Campagna per l'appunto, si ritrova da sola a difendere l'indifendibile, e cioè l'intenzione dell'amministrazione Coletta di utilizzare l'edificio della Banca d'Italia per trasferirvi una parte degli uffici comunali. Per quanto mascherata dal nobile intento di produrre un benefico risparmio economico per il Comune, dismettendo i locali del Palazzo Pegasol per i quali si paga un canone di locazione che vale all'incirca duecentomila euro l'anno, l'idea di Coletta e compagni resta una pessima idea per una serie di motivi.

Il primo fra tutti è che il ritornello del risparmio sulle spese di affitto in immobili privati che ospitano uffici del Comune è soltanto un vergognoso pretesto. Negli anni ‘90, quando i dipendenti del Comune di Latina erano circa 800, forse qualcuno di più, gli unici locali che l'amministrazione si era concessa in locazione erano quelli di Via Farini che ospitavano l'Avvocatura, e in epoca successiva l'ufficio alle Grandi Opere, nientepopodimeno. Per il resto, l'esercito dei dipendenti era collocato quasi esclusivamente in Piazza del Popolo e dintorni, negli uffici del Palazzo della Cultura, e per un certo periodo, per motivi contingenti, gli uffici dei tributi erano stati spostati su un paio di piani di un edificio di Corso della Repubblica. Va anche detto che non è mai stato chiaro, ogni volta che un ufficio comunale è andato a caccia di ospitalità altrove, quanto abbia influito la necessità e quanto invece l'urgenza di fare un favore al proprietario di questo o quell'immobile. Non ultimo il caso del Palazzo Pegasol di via Duca del Mare.

Ma andiamo avanti. Già ai tempi dell'amministrazione Di Giorgi, quando l'allora sindaco si era impegnato solennemente, in nome dell'imperante slogan della spending review, a chiudere definitivamente i rubinetti dello spreco degli affitti, ci eravamo occupati della questione del trasferimento degli uffici comunali. Per scoprire che nella sede dell'ex Albergo Italia di piazza del Popolo, tra il piano terra e il primo piano c'erano 350 metri quadrati di spazi inutilizzati dove un tempo erano ospitati uffici. Lo stesso accade nella sede della Ex Teti di via Duca Del Mare, angolo Piazza del Popolo, dove ci sono altri 250 metri quadrati di spazi inutilizzati. Poi ci sono 350 metri quadrati di superficie libera nella ex scuola di Via Varsavia dove si trova una parte dell'Urbanistica, e ancora altri 265 metri quadrati liberi nell'edificio delle Nuove Autolinee di via Romagnoli. Si tratta di immobili di proprietà del Comune, in grado di offrire poco meno di 1500 metri quadrati da destinare a uffici comunali, senza spendere un euro di canone di affitto. Non sappiamo cosa pensino oggi i dipendenti comunali superstiti e ridotti a poco più di quattrocento unità, ma all'epoca dell'amministrazione Di Giorgi il sogno di farsi onore con la spending review era naufragato prima del previsto, e comunque non se ne era fatto niente, e sapete perché? Perché i dipendenti di stanza al Pegasol non volevano saperne di andare nei locali vetusti del palazzo di fondazione dell'ex Albergo Italia. Così il sindaco Di Giorgi pensò bene di stanziare 440.000 euro per ripristinare quei locali e adeguarli alle nuove esigenze degli impiegati. Quei soldi sono stati spesi per la ristrutturazione e l'ampliamento della gradinata est dello stadio Francioni. Materia per una inchiesta e un processo.

Oggi l'ex Albergo Italia è per metà vuoto, e l'amministrazione Coletta ha svuotato anche i locali che ospitavano gli uffici dello stato civile e dell'anagrafe, e vuoti sono ancora i locali delle Nuove Autolinee ed anche quelli della ex Teti e di Via Varsavia. Ne vogliamo parlare? E adesso andiamo a comprare la Banca d'Italia per destinarla a uffici comunali?

Facciamo ridere. O piangere. E quando l'ingenua Valeria Campagna parla di destinazione parziale e temporanea, si chiede quanto costi traslocare da palazzo Pegasol in Piazza della Libertà, e quanto costerà un giorno fare l'operazione inversa? Non sarebbe meglio cominciare a spendere del denaro per ristrutturare quello che il Comune ha già in dotazione e rendere frequentabili dai dipendenti tutti gli uffici di proprietà? E davvero pensa che dopo il trasferimento di un certo numero di uffici si riproporranno le condizioni per un nuovo trasloco? E gli ex uffici della Banca d'Italia sono già predisposti e pronti chiavi in mano per ospitare un altro genere di attività amministrativa, o avranno bisogno di qualche spesa di adeguamento? Ma tutto questo è soltanto una parte del problema.
Il nodo cruciale è che non si acquista un immobile di prestigio in una delle piazze principali della città al prezzo di 3 milioni di euro senza sapere cosa farne, senza un disegno e senza un progetto che sia funzionale al rilancio della città. E' inutile riempirsi la bocca di proclami se non sappiamo sognare pensando a un centro di attrazione culturale, a un nuovo museo, a un palazzo delle esposizioni dove ospitare almeno una volta l'anno una mostra di richiamo nazionale, come fanno ormai tante città di provincia. Se proprio dobbiamo sprecarlo, quel palazzo della Banca d'Italia, avrebbe più senso farne una biblioteca, visto che quella che c'è è chiusa da due anni, come il teatro e come il mercato annonario. Oppure facciamola diventare la sede centrale dell'Ateneo Pontino con annessi spazi di fruizione culturale al piano terra. Soluzioni che non farebbero impazzire nessuno, ma da lì a farne la sede di altri uffici comunali ce ne corre. E a dare la misura dell'approssimazione che anima l'amministrazione Coletta, che di quell'edificio ex Banca d'Italia aveva pensato di farne la sede dell'Archivio notarile, è la stessa Valeria Campagna quando, dopo aver ammesso di non avere in tasca la pretesa della migliore soluzione, si avventura ad annunciare che sarà avviato un processo partecipativo volto ad accogliere idee e proposte dei giovani latinensi sulle possibilità di utilizzo di quegli spazi». Caro consigliere Campagna, questa che ci propone non è una lezione di democrazia partecipativa, ma una presa per i fondelli. E' lei, insieme all'amministrazione di cui fa parte, che deve rappresentare tra gli altri anche i giovani della città, non delegare a loro il compito di elaborare quello che un'amministrazione intera non riesce ad elaborare. E' per tutto questo che siamo fermamente convinti che l'acquisto della Banca d'Italia rischia di tradursi in un vero spreco di risorse. Confidiamo nel buonsenso dei nuovi alleati di Coletta.