Avremmo scommesso che dall'amministrazione Coletta non si sarebbero azzardati a fornire nuove date presunte per la riapertura del teatro D'Annunzio. Troppe volte in questi cinque anni un evento tanto atteso è stato sconfessato e stoppato da una serie infinita di criticità, lavori, nuove prescrizioni per sanare una situazione complessa di mancata sicurezza aggravata probabilmente da decenni di mancata manutenzione. Evidentemente la nuova giunta vuole rischiare e l'assessore ai lavori pubblici Pietro Caschera vuole lanciarsi almeno sulla previsione del ‘fine lavori'. Anzi no, sull'annuncio possibile di una data di fine lavori che sarà fatto tra due settimane.

Meglio di niente di questi tempi. Ieri l'amministrazione in una nota a sua firma spiega infatti che «entro due settimane avremo una data certa sul fine lavori». Praticamente l'annuncio dell'annuncio. «Stiamo lavorando per poter riaprire immediatamente il teatro D'Annunzio e restituirlo finalmente alla città – spiega Caschera - è un impegno costante che punta a un obiettivo ben preciso: l'Amministrazione, dopo decenni di mancata manutenzione straordinaria che ha determinato la situazione di questi ultimi anni, vuole essere certa che il D'Annunzio riapra in piena sicurezza e senza ulteriori sorprese». Come avevamo spiegato i lavori sono stati prorogati ulteriormente dopo il sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco di Latina il 21 ottobre scorso, quando è stata indicata alla ditta la necessità di effettuare nuove lavorazioni per adeguamenti dell'impianto antincendio per un importo di 11mila euro, previsti nella variante al nuovo progetto di adeguamento tecnico e funzionale che era stato deciso per rimettere a posto il controsoffitto della struttura. Il tutto contenuto in una determina a cui fa riferimento Caschera ma l'assessore annuncia che sono emersi anche altri lavori da fare e nuove spese «per interventi finalizzati a eliminare infiltrazioni di acqua piovana provenienti dalla copertura e spese per pulizia del cantiere e per facchinaggio, per un importo di poco meno di 43mila euro». L'assessore fa riferimento anche al resto del Palacultura, composto dalle sale espositive e da illustri appendici dalla storia preziosa come il teatro Cafaro, lasciati ammalorare: «C'è poi da considerare lo stato in cui versa la copertura dell'intero complesso immobiliare. Il Palazzo della Cultura, per tornare ad essere utilizzabile in tutte le sue componenti, ha bisogno di un intervento straordinario sull'intera copertura e di un efficientamento energetico che preveda la sostituzione di tutti gli impianti ormai obsoleti. Soltanto con un piano strutturale, al quale stiamo lavorando, l'intero immobile tornerà a disposizione della città.

Nel frattempo, lavoriamo per riaprire il teatro D'Annunzio, che è una parte importante dell'intero Palazzo della Cultura. Lo vogliamo fare immediatamente perché questo bene comune è rimasto chiuso già troppo tempo». Caschera, appena arrivato, non può certo essere responsabile del pregresso su questa storia, ma sarebbe da capire se in Comune è stata avviata una verifica interna sulle ragioni che hanno portato i costi dei lavori del D'Annunzio a lievitare e che spieghino le carenze di una progettualità che non è mai stata sufficiente a coprire le inefficienze sulla sicurezza della struttura. Queste carenze hanno causato un frazionamento artificioso della spesa delle progettazioni e dell'appalto. Ci sono profili di responsabilità tecnici in capo ai dirigenti e alla segreteria generale? E la politica ha effettuato tutti i controlli di competenza su questa situazione? Domande in attesa di risposta