Cethegus è diventato a tutti gli effetti una società consortile per azioni. Un'evoluzione quasi naturale, viste le opportunità offerte dal Pnrr che, se non colte come si deve, potrebbero andare sprecate, come d'altronde è già successo di recente in provincia di Latina. «Siamo nati per realizzare un brand di riferimento per un territorio magnifico, dove ci sono coincidenze estremamente favorevoli: il litorale che incontra i Monti Lepini, il Parco Nazionale, i piccoli borghi e città che tutto il mondo ci invidia». Parole di Leonardo Valle, advanced advisor pontino, creatore e oggi presidente di Cethegus Scpa. «Eppure, questo territorio, nel suo insieme, era totalmente sconosciuto alle grandi rotte internazionali. Ed è proprio per cambiare il paradigma che tante imprese e tanti professionisti hanno deciso di sposare questo progetto, con l'ipotesi di un rilancio territoriale per cui, in pochi mesi, ci siamo impegnati tantissimo».

Dottor Valle, quindi è per il Pnrr che si è deciso di trasformare Cethegus in una Spca?
«Le opportunità del Pnrr hanno richiesto una forte accelerazione del progetto. Ci siamo accorti che non è pensabile che amministrazioni, aggregazioni di imprese e associazioni non fossero attrezzate per partecipare a bandi così complessi. La prova è nelle gare finora pubblicate, che hanno messo tutti in grande difficoltà. Basti pensare che i primi due avvisi usciti finora, i bandi del Ministro Colao, sono andati deserti. Di questi, uno ha un serio e negativo impatto sul nostro territorio: abbiamo perso l'occasione di realizzare cavidotti sul fondo marino che avrebbero collegato la costa alle isole, portando nel nostro arcipelago tutti i tipi di connessione esistenti».

Come mai la decisione di costituire una Scpa?
«Di fronte a questo scenario ci siamo accorti che Cethegus necessitava di una natura giuridica e di essere capitalizzata. Imprese e imprenditori hanno voluto fare il salto di qualità e da sostenitori di un brand sono diventati soci di un progetto, capace di scaricare sul territorio tutte le potenzialità del Pnrr. Il tutto a servizio delle amministrazioni, della Regione, dell'Italia e dell'Europa».

Come può una Spca risolvere i problemi del territorio con il Pnrr?
«Vede, finora c'è stato un grande problema: il Pnrr è stato interpretato come un bando europeo, ma i bandi europei richiedono la redazione di un progetto, mentre il Pnrr arriva già scritto. I bandi del Piano Nazionale hanno linee guida precise e uno scopo chiaro, ossia la rigenerazione del territorio. Quello che serve adesso è competenza tecnica, ma anche un'assunzione di responsabilità nel realizzare grandi opere in tempi molto stretti».

Ci sono territori che beneficeranno maggiormente di questi bandi?
«A goderne sarà l'intera provincia. Il Pnrr trasferisce risorse ai singoli Comuni, ma l'impatto di quelle risorse condiziona un territorio più ampio. Bisogna però essere coerenti nel pianificare una strategia di investimenti, capace di legare le potenzialità del litorale alla storia delle colline, per creare sentieri e panieri che possano offrire un'occasione di sviluppo integrata per tutto il territorio. Sembra banale, ma non è così: anche recentemente, in provincia ci sono state divisioni e palesi incoerenze che, se si ripetessero oggi, rischierebbero di vanificare gli investimenti».

Quindi avete già dei progetti nel cassetto?
«In questi due anni di lavoro abbiamo raccolto competenze nazionali e internazionali, che oggi risultano ottimali per cogliere al volo le opportunità del Pnrr. Proprio in queste settimane stiamo cercando di far capire alle amministrazioni che bisogna attrezzarsi per sapere in maniera realizzativa a questi bandi e non soltanto in termini di disponibilità. Basta con le cabine di regie, con le dichiarazioni di intenti e i protocolli di intesa. Nel Pnrr serve assumersi la responsabilità di soddisfare requisiti precisi ma anche un grande rischio, motivo per cui le prime gare sono andate deserte. Lo ripeto: servono competenze, e chi non le ha preferisce non partecipare».

Parlando di numeri: quanti componenti conta la nuova Cethegus Scpa?
«Siamo partiti con 15 soci fondatori e 50 imprese rappresentate. Oggi Cethegus conta 30 soci fondatori e prevede 100 imprese rappresentate come traguardo nei primi 12 mesi. Ma sia chiaro: Cethegus non vuole sostituirsi a nessuno. Non siamo un'altra sigla rappresentativa di una o più categorie. Siamo un motore, una società consortile per azioni già operativa, che ha un obiettivo strategico: i territori non devono perdere l'occasione di essere finanziati. E abbiamo fatto tutto senza finanziamenti pubblici e nonostante ciò collaboriamo attivamente con Anci, Regione e abbiamo incontrato decine di sindaci sia della provincia che di tutto il Lazio. Abbiamo inoltre incontrato figure chiave del Governo Nazionale, come il Commissario Straordinario del Governo del carcere di Santo Stefano a Ventotene, tornando al discorso delle nostre isole. Proseguiamo inoltre quanto iniziato nel 2019, con il compianto Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli (firma della prefazione del libro Advanced Advisory Leonardo Valle, ndr.) in merito all'importanza del partenariato tra pubblico e privato: è da questo concetto che siamo nati e il Pnrr punta tutto proprio su questo aspetto».