Sopravvivere all'emergenza infinita, al lockdown mascherato imposto dalle regole anti contagio, garantire la continuità lavorativa all'attività e ai dipendenti . E' questo il non facile obiettivo che hanno davanti i pubblici esercizi. Uno scenario complesso che senza il sostegno delle istituzioni sarà difficile affrontare. È quanto spiega Italo Di Cocco, presidente della sezione Pubblici esercizi Lazio Sud. «Dare certezze di futuro ad un'impresa nel settore dei pubblici esercizi, allo stato attuale, è molto difficile. Pensiamo a costi di gestione accresciuti (su tutti per l'aumento dell'energia e delle materie prime) e a flussi di clientela ridotti, all'assenza di una vera politica sugli affitti o sulle altre spese fisse». Ma cosa chiede un imprenditore che ha un pubblico esercizio? «Chi gestisce queste attività chiede semplicemente di non essere lasciato solo dallo Stato, perché l'emergenza non è finita. Servono misure di sostegno - insiste Italo Di Cocco - Prima tra tutte la cassa integrazione Covid, che permetterà di tutelare i nostri occupati, traghettando i contratti in questa fase di emergenza. Occorre poi rinnovare la proroga delle moratorie bancarie perché senza flusso certo di cassa è difficile onorare gli impegni . Molti in questi due anni hanno contratto debiti pur di non chiudere. Vanno aiutati». Insomma, bar, ristoranti e locali chiedono di essere ascoltati. «Il nostro settore sta affrontando la crisi più difficile degli ultimi venti anni almeno - conclude Italo Di Cocco - Forse addirittura dal dopoguerra a oggi. Molti operatori si sentono offesi nella loro dignità , economica e sociale. Chiediamo allo stato di intervenire con sostegni e moratorie che aiutino davvero i pubblici esercizi».