Nuova scoperta sul lungomare di Sabaudia. E' paradossale che la storia del territorio riaffiori "a causa" del fenomeno erosivo come accaduto nel 2020 quando non lontano dalla strada interrotta fu scoperta a ridosso della duna una costruzione con un arco mai vista prima. Questa volta però si va ancora più indietro nel tempo. La scoperta è stata fatta dai gestori di una attività non lontano dal poligono di tiro che in più di un'occasione dopo mareggiate particolarmente violente, avevano notato affiorare sulla riva degli "scogli" molto particolari.

Difficile capire di cosa si trattasse come pure se fossero opere realizzate dall'uomo oppure no. Fino al mese di dicembre scorso quando è stato realizzato un video della "scogliera" da cui sono stati anche prelevati dei campioni. Quindi di cosa si tratta? Un'ipotesi arriva dal geologo, nonché ex sindaco di Sabaudia, Nello Ialongo. "Le forti mareggiate di novembre – dicembre 2021 – commenta Ialongo - hanno messo a dura prova le spiagge e le dune della nostra costa. Le spiagge hanno subito un eccezionale abbassamento di quota come dimostrato dall'emersione di scogli, mai segnalati in precedenza, nel tratto di arenile in vicinanza del poligono di tiro.

La foto è stata divulgata, ma chi si è recato sul posto il giorno successivo, per verificare l'origine dei materiali venuti alla luce, non ha trovato più nulla in quanto gli affioramenti sono stati di nuovo sommersi dalla sabbia. Molto probabilmente si tratta di strati di tufo dovuti alle emissioni del vulcano dei Colli Albani, di cui sono state trovate tracce nei versanti dei valloni che solcano il territorio tra le località di Sant'Andrea e Sacramento". L'inizio dell'attività eruttiva del Vulcano Laziale (vulcano primordiale) è datata a circa 600.000 anni fa. Le ultime attività dei Colli Albani e quindi dell'intero complesso vulcanico risalirebbero a circa 36.000 anni fa.

Ialongo torna anche sulla questione erosione: "Subito a nord del canale Caterattino l'Ente Parco Nazionale del Circeo, nell'ambito del progetto ‘Parchi per il clima', ha eseguito un intervento di ingegneria naturalistica sistemando al piede della duna cumuli di foglie di posidonia in precedenza spiaggiate. Sugli ammassi di posidonia si è depositata nei giorni di vento la sabbia formando embrioni di duna, sui quali si è insediata la vegetazione pioniera. Le più violente mareggiate hanno in parte eroso le opere di difesa ma la duna non è stata danneggiata. L'Ente Parco ha presentato al Ministero nuovi progetti di protezione delle dune già approvati e finanziati. La continuità degli interventi è fondamentale per la preservazione di un bene inestimabile, ma particolarmente vulnerabile".