È sicuramente rallentato, da anni di guasti, ma anche se con qualche intoppo, l'ascensore sociale ha ripreso a funzionare. Non succede ovunque, ma ci sono territori che hanno ricominciato a sperare che i giovani riescano a fare carriera, magari riuscendo a raggiungere un reddito anche superiore a quello dei propri genitori.
Lo hanno messo nero su bianco tre ricercatori italiani, Paolo Acciari, dirigente dell'Ufficio Scolastico del Ministero dell'Economia, Alberto Polo, economista della Bank of England e Gianluca Violante, docente di Economia a Princeton. I tre esperti hanno firmato un articolo apparso nei giorni scorsi sull'American Economic Journal e hanno dimostrato - scientificamente - che in alcune zone dell'Italia i figli arrivano a guadagnare più dei propri genitori, superando anche altri territori europei, considerati tra i più virtuosi.
Certo, non è così ovunque: a fare da padrone in questa inversione di tendenza è il Nord Est, mentre al Sud l'ascensore sociale è ancora bloccato.
Le differenze territoriali
Latina è nella metà della cartina in cui nulla sembra muoversi. La provincia è 73esima nel ranking nazionale che misura la mobilità sociale intergenerazionale in relazione a dati scientifici.
Nello specifico, rispetto ad altre e precedenti rilevazioni, il dossier in questione sembra essere più approfondito, soprattutto perché prende in considerazione le dichiarazioni dei redditi dei genitori e dei figli su un campione di circa 2 milioni di famiglie italiane seguite nel tempo.
Segnati dalla nascita
C'è però un dato che resta costante, o meglio, subisce solo minime variazioni a prescindere dall'area geografica: chi nasce da genitori ricchi ha il 33% di possibilità di mantenere lo status sociale di famiglia, mentre un giovane nato da genitori con reddito più basso ha solo l'11% di possibilità di riuscire nell'impresa di possedere un reddito maggiore del padre e della madre una volta adulto.
Gli esodi e l'impoverimento
C'è un motivo se questa differenza tra Nord e Sud Italia è così marcata. A spiegarlo è il professor Violante, in un'intervista a "Linkiesta": «La scarsa mobilità del Sud viene alterata nel momento in cui i figli si muovono dal Sud al Nord. In questo caso si hanno tassi di mobilità verso l'alto molto alti. Ma la scarsa propensione a spostarsi, lasciando famiglie e regioni di origine, fa sì che il livello di mobilità intergenerazionale resti comunque basso».
C'è poi la questione di genere, che ancora una volta si presenta come un ostacolo per le donne: infatti, la mobilità verso l'alto resta maggiore per i maschi, a causa della confermata scarsa partecipazione femminile nel mercato del lavoro.
Schemi mentali arretrati non favoriscono le possibilità di realizzazione dei figli: infatti, nell'indagine emerge anche che ad avere più chance sono i primogeniti, sui quali si investe maggiormente in quanto le famiglie sembrerebbero porre maggiore attenzione nell'istituzione del primo figlio.
Pesa anche la professione dei genitori, visto che chi nasce da genitori imprenditori o lavoratori autonomi sembra avere più possibilità di far funzionare l'ascensore sociale.
Per ultimo, però, il fattore più importante: la qualità del sistema scolastico, dove a giocare un ruolo fondamentale sarebbero le scuole elementari e le materne, che hanno effetti permanenti sul bambino e la sua futura propensione all'autorealizzazione.