Le associazioni ambientaliste e i cittadini del quartiere Sacida manifestano per dire «no» al nuovo impianto di rifiuti e per chiedere al Comune la realizzazione dei servizi primari attesi da un decennio. E' stato questo il senso della manifestazione di ieri pomeriggio in piazza Roma organizzata da Aprilia Libera, un sit-in promosso per contrastare il nuovo progetto presentato dalla M.T.S. Ambiente Innovazioni e Tecnologie (società riconducibile alla Rida) che intende realizzare un impianto di produzione e raffinazione di Css (della capacità di 495 mila tonnellate all'anno) in via Valcamonica, proprio nelle vicinanze del Tmb della Rida Ambiente che opera ormai da tempo. Alla manifestazione hanno aderito le associazioni Città degli Alberi, Arcaica Civitas, Alternativa Sostenibile, Grillini Apriliani-Cittadini Pentastellati e il partito della Rifondazione Comunista, i No-INC di Albano Laziale, Italia Nostra dei Castelli, il comitato di quartiere Tre Confini e Unione Borgate Aprilia.
Durante il sit-in sono stati evidenziati i timori per la possibilità che la zona possa ospitare una nuova struttura impattante. «Un quartiere abitato, a vocazione agricola, rischia di perdere definitivamente la sua identità, ma anche noi tutti oggi rischiamo di ipotecare irrimediabilmente il nostro futuro: dopo aver lasciato Sacida senza servizi primari, è stata consentita l'espansione di siti industriali, con la prospettiva di un ulteriore mega-impianto di produzione e raffinazione di rifiuti per combustibile. Se fosse approvato il nuovo progetto - ha detto l'ex consigliera comunale Carmen Porcelli a nome della Città degli Alberi - per realizzare un Css si passerebbe dalle attuali 409.000 tonnellate annue di rifiuti lavorate dal Tbm a 900.000 tonnellate annue complessive trattate».
Ma soprattutto nel corso della manifestazione è stato chiesto all'amministrazione di attivarsi per le realizzazione delle opere primarie, utilizzando i soldi del benefit ambientale che grazie a una recente sentenza della Corte Costituzionale sembrano essersi sbloccati dopo un lungo contenzioso. «Sono trascorsi dieci anni dall'ultima grande promessa della maggioranza. Nella delibera - continua Carmen Porcelli - del Consiglio comunale 71 del 15 novembre 2012, venne scritto che autorizzare l'ampliamento dell'impianto Tmb avrebbe garantito alle casse del Comune incassi certi e quegli introiti sarebbero stati investiti per le opere primarie nel quartiere Sacida. Come è stato utilizzato quel denaro? Sono stati realizzati marciapiedi? Fogne? Abbiamo portato l'acqua nelle case? No, nulla di tutto questo. Eppure, il Comune ha incassato milioni di euro. Sappiamo che dal 2016 il privato non versa più il benefit nelle casse del Comune, contestando la Regione che aveva stabilito il ristoro. Giusto ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile le questioni di legittimità sollevate dalla Csa, e ad adiuvandum dalla Rida, sull'articolo 29 della Legge Regionale n. 27 del 1998. Il sindaco Terra si è detto soddisfatto, sappiamo che l'amministrazione ha proceduto con un primo pignoramento nei confronti della società proprietaria del Tbm, purtroppo nessuna garanzia è stata data dal Comune sull'impiego di quel denaro. Sarebbe bello se tra i tanti annunci di opere e mutui, ci fosse anche quello per realizzare opere a Sacida».