Saranno esami di Stato tormentati quelli che dovranno affrontare i candidati esterni privatisti del Lazio che ne hanno fatto domanda nello scorso mese di novembre.
Il criterio di smistamento dei candidati nelle scuole statali o paritarie adottato dal Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per il Lazio, si è rivelato quest'anno una vera e propria lotteria senza vincitori, dove anzi tutti sono scontenti, dagli istituti statali a quelli paritari, ma soprattutto i candidati sballottati anche a quaranta chilometri di distanza dal luogo di residenza malgrado nei loro comuni siano presenti gli indirizzi di studio indicati nelle domande di ammissione. Nella domanda, stando al fac simile postato in rete dal Ministero dell'Istruzione, ogni candidato esterno può indicare fino a tre istituzioni scolastiche diverse in cui sostenere l'esame, in ordine di preferenza. Ma nel Lazio, a differenza delle altre regioni italiane, quest'anno sembra essersi abbattuta una dispettosa tempesta che ha sparigliato il tavolo da tutte le abitudini e previsioni su cui il mondo della scuola era solito organizzarsi in vista degli esami di Stato.


Come prevede l'articolo 14 comma 3 del D.Lgs 13 aprile 2017 n.62, i candidati esterni presentano la domanda di ammissione agli esami di Stato presso l'Ufficio scolastico regionale del territorio competente, che provvede ad assegnare i candidati distribuendoli sul territorio agli istituti statali o paritari aventi sede nel comune di residenza del candidato stesso, oppure, in caso di assenza nel comune dell'indirizzo di studio indicato nella domanda, nella provincia e in extremis, qualora neppure la provincia disponga di quel determinato indirizzo di studio, nella regione.
Si tratta, come appare in tutta evidenza, di un sistema ben congegnato che consente a priori, senza bisogno di troppi correttivi, di operare un'equa distribuzione dei candidati esterni sul territorio, senza ingolfare questo o quell'istituto e senza costringere i candidati stessi a spostamenti imprevisti e snervanti. Salvo naturalmente le dovute eccezioni. Eccezioni che quest'anno, nel Lazio, sembrano essere invece diventate la regola, come lamentano anche alcune sigle che rappresentano gli istituti paritari. Nella nostra regione infatti il 90% dei circa 1.500 candidati esterni che hanno presentato domanda di ammissione all'Esame di Stato, è stato assegnato a scuole diverse da quelle richieste, e quelli che avevano chiesto di essere indirizzati in una scuola paritaria, sono invece finiti in un Istituto statale e viceversa, a volte anche in comuni distanti da quello di residenza.


In provincia di Latina, dove i privatisti avviati all'esame sono circa 150, il criterio di assegnazione secondo le preferenze espresse è stato totalmente disatteso e nessuno pare abbia ottenuto l'ammissione alla scuola richiesta.
In una istanza-diffida trasmessa recentemente all'Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio e per conoscenza anche al Ministero dell'Istruzione, le sigle Filins e Federterziario Scuole insieme ad alcuni candidati che si sentono danneggiati chiedono la corretta applicazione della normativa in materia di assegnazione dei candidati esterni alle sedi di esame, e chiedono anche un accesso agli atti per conoscere la procedura e i criteri seguiti per la distribuzione dei candidati nei vari istituti statali e paritari. Nella loro istanza-diffida, i rappresentanti delle scuole paritarie osservano anche che l'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, nell'avviso diramato il 4 novembre 2021 per sollecitare la presentazione delle istanze dei candidati esterni, ha allegato un modulo nel quale, contrariamente a quanto ha fatto il Ministero, non ha previsto la facoltà di indicare in ordine preferenziale le tre istituzioni scolastiche in cui si chiede di sostenere l'esame. Come se la rivoluzione delle assegnazioni fosse già preventivata. Gli istanti non credono all'ipotesi di un disegno preordinato, e preferiscono suggerire che la confusione sia stata provocata dall'utilizzo di un supporto software informatico oppure di un non meglio definito algoritmo di cui l'Ufficio Scolastico Regionale si sarebbe dotato allo scopo di procedere automaticamente alle assegnazioni dei candidati esterni privatisti, evidentemente non tenendo in alcuna considerazione le preferenze espresse. «Ci auguriamo che almeno il nuovo dirigente dell'Ufficio II dell'Usr del Lazio vorrà mettere mano con spirito costruttivo a questo disastro», dicono fiduciosi alcuni rappresentanti delle sigle che hanno proposto la diffida al Direttore generale, ma sono anche consapevoli del fatto che a nominare il nuovo dirigente è stato proprio il Direttore generale che sembra abbia voluto inaugurare la nuova modalità di smistamento con un software che si è rivelato davvero imparziale fino in fondo: ha scontentato tutti. Forse anche lo stesso Ministero.